Eleonora Forenza a Montalto Uffugo

La compagna di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, europarlamentare eletta nelle liste di L’altra Europa con Tsipras, ha incontrato i comitati di Montalto Uffugo che si battono per una soluzione del problema dell’elettrodotto ad alta tensione costruito a pochi metri dalle abitazioni nelle frazioni di Pianette e Lucchetta.
Insieme a lei il segretario provinciale di rifondazione comunista Francesco Saccomanno, il consigliere regionale Mimmo Talarico, il dott Ferdinando Laghi e i rappresentanti dei comitati tra cui Emanuele Lupo e Aldo Perri. Di seguito un pezzo dell’intervento di Eleonora Forenza durante l’incontro.

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<<La cosa che ho visto è che il nostro mezzogiorno, il sud italia è ormai veramente ridotto a una discarica, è ridotto a un luogo colonizzato da strutture come quelle che antepongono il profitto alla salute delle persone. Se io dovessi nominare che cos’è oggi la questione meridionale, è esattamente questo intreccio  tra questione ambientale e questione sociale, è esattamente la prevalenza del profitto sulla salute delle persone. La seconda cosa che voglio dire è che non è un caso, secondo me, che a livello europeo la commissione ambiente e commissione salute siano un’unica commissione; perché l’intreccio tra la salute delle persone e la questione ambientale è un intreccio evidentissimo. Allora qui stiamo parlando esattamente di questo, stiamo parlando appunto di un principio di precauzione che deve anteporre la salute delle persone alla speculazione e ai profitti.>>

Comunicato sgombero Cosenza‏

prendocsCosenza, lì  15 Maggio 2014

Mentre scriviamo la Questura di Cosenza sta perseguitando e mettendo in croce una cinquantina di cosentini vecchi e nuovi, eseguendo le crude ed inumane disposizioni della solerte Procura della Repubblica della città, che agisce per conto di un ordine religioso senza cuore e senza pietà (azzeccata la definizione di “mercanti camuffati da suore” altro che “sacro cuore del verbo incarnato”!).

Il tutto con la connivenza di Palazzo dei Bruzi, dove un disumano Ponzio Pilato, sotto le mentite spoglie di un cristiano impegnato in politica, seppure prontissimo a recepire con la sua dis-amministrazione i recenti interventi legislativi persecutori approvati dal governo nazionale delle larghe intese, si sta assumendo la responsabilità di lavarsene le mani del calvario feroce cui sono sottoposti questi nostri novelli gesùcristi!

Peraltro, questo attacco avviene non a caso proprio il giorno dopo che il Presidente del Consiglio Renzi, già artefice insieme al ministro Lupi di interventi persecutori nei confronti degli occupanti per necessità di strutture ed edifici inutilizzati – mentre il suo partito disconosce e si disinteressa completamente del disagio abitativo di tanti calabresi – a Reggio Calabria si è detto impegnatissimo ad affrontare con determinazione i problemi della Calabria  ed, evidentemente, a dare disposizioni per la messa in atto di azioni come questa di oggi a Cosenza.

Di fronte al silenzio ed alla connivenza degli ignavi e dei potenti che comandano in questa città ed in questa regione, chiediamo ed invochiamo l’intervento degli uomini di Chiesa più sensibili (e finanche del silente e freddo monsignore che regge la diocesi bruzia), per intercedere e fare intervenire quell’uomo fra gli uomini che sta in Vaticano a capo della Chiesa cattolica, in nome e per conto del Santo degli umili.

Francesco I oggi ha la possibilità di fare seguire ai suoi bellissimi discorsi un gesto concreto: faccia ritirare la denuncia e faccia regalare la struttura ai nostri fratelli e concittadini, stanziali e migranti, che da oggi, senza un suo gesto forte, con la complicità diretta ed indiretta dei tanti Pilato, saranno buttati con le loro famiglie, la loro dignità e le loro vite, al pari di oggetti scaduti, in mezzo alla strada e nella discarica interrata delle nostre coscienze sporche. La solidarietà non si compra un tanto al chilo né si dimostra con un click su una tastiera o una dichiarazione pubblica ma si alimenta di fatti e gesti concreti.

Per questo esprimiamo condivisione e stima ai compagni del comitato Prendocasa Cosenza che, in una città che sta perdendo i sui valori migliori ed assumendo il modus vivendi degli indifferenti, rappresentata da amministratori capaci solo di riunire commissioni ma complici di siffatte ingiustizie, hanno saputo far diventare la loro passione politica una ragione di vita e di impegno quotidiano, insieme ed a sostegno dei cosentini vecchi e nuovi senza casa e sempre più spinti  “ai bordi della dignità sociale”.

Noi siamo e staremo sempre lì, a fianco, sodali, complici di ognuno di questi nostri fratelli perseguitati dalla mano feroce della disumana, ingiusta e feroce “legalità” bruzia e renziana: per questo, oggi con il loro sgombero le forze dell’ordine, la Procura e le suore, insensibili persino al pianto di un bambino e di sua madre, hanno ferito e pugnalato anche i nostri cuori ed i nostri sentimenti.

Francesco Saccomanno, segretario provinciale Cosenza Prc 

Pino Scarpelli, segretario regionale Calabria Prc

Eleonora Forenza, segreteria nazionale Prc

Solidarietà di PRC alle occupazioni di PrendoCasa

prendcs2Quando si toccano gli interessi dei poteri forti, cadono le maschere dei teatranti della politica.

Proseguono in città le iniziative di mobilitazione e lotta del Comitato “Prendocasa”, a cui abbiamo sempre espresso la nostra più piena solidarietà.  Le occupazioni organizzate hanno dato un alloggio a più di 250 persone, decine di nuclei familiari a cui le istituzioni preposte hanno sinora negato il diritto a vivere dignitosamente sotto un tetto.

Contemporaneamente, prosegue il vergognoso disinteresse della giunta Occhiuto verso questa come verso ogni altra questione sociale del territorio, trincerandosi nello specifico dietro il recepimento dell’art.5 del famigerato d.l.47 del governo Renzi con il quale si intende negare agli occupanti la residenza e gli allacci alle utenze.  Un decreto degno del peggior conservatorismo, figlio della cultura neoliberista ed autoritaria dell’attuale governo, che in tutti i provvedimenti di queste settimane mantiene costantemente un profilo antipopolare e subalterno ai grandi gruppi finanziari.

Significativo anche il comportamento dell’opposizione in Consiglio comunale, che sulla vicenda eloquentemente tace. Forse per il legame con la grande proprietà immobiliare speculatrice ed i palazzinari della città o forse per nascondere il disastro della precedente amministrazione comunale.

Siamo molto preoccupati della non riconvocazione del tavolo di trattativa tra Comitato ed Enti (Prefettura, Comune), segno palese della assenza di volontà di dialogo da parte delle istituzioni e del possibile disegno di operare soluzioni autoritarie di sgombero. Lo sgombero sarebbe un salto di qualità: dalla disattenzione e dall’incapacità ad affrontare le emergenze sociali alla dichiarazione di guerra verso i bisogni ed i diritti non soddisfatti.

Comprendiamo come per Occhiuto, ben impegnato sin dall’inizio della consiliatura nell’affidamento di lotti di lavori pubblici e nella designazione di collaboratori e consulenti, non siano nell’agenda le drammatiche condizioni di chi una casa ed un reddito non li ha, di chi vive nell’incubo dello sfratto per morosità incolpevole o sotto la mannaia del pignoramento. Le politiche sociali della sua giunta sono inesistenti, un piano casa non è mai stato neanche accennato.

Eppure, di fronte a questa emergenza ed alle migliaia di alloggi vuoti (oltre 8.000 nell’area urbana) in mano a speculatori e palazzinari, si potrebbe percorrere una strada già realizzata in altri territori e giustificata dalla Costituzione che parla espressamente di come “l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale”.

La strada è quella della moratoria immediata degli sfratti e della requisizione dell’invenduto e dell’assegnazione a chi ne ha diritto. Ma, siamo sicuri, fastidio ai poteri forti non ne vogliono dare né il centrodestra di Occhiuto (che si affida alle farneticazioni del consigliere Bozzo, che non meritano neppure replica) né il centrosinistra dei parolai consiglieri dell’opposizione in Comune.

 

Francesco Campolongo – segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista

Cosenza, 3 maggio 2014

Nessun accordo con partiti centrosinistra

cropped-rifondazione.jpg02 Maggio 2014 – 18:09
Nota stampa del segretario Pino Scarpelli

Abbiamo partecipato al tavolo regionale delle forze politiche del centrosinistra allargato al Partito della Rifondazione Comunista. A nostro avviso, la questione del netto cambiamento, di uomini e donne, di programmi e pratiche politiche, è indispensabile per poter aprire un dialogo credibile con noi e, soprattutto, con la società calabrese. Le politiche nazionali del Pd, dal Jobs act al Fiscal compact, guidate dalle famigerate logiche dell’austerità, sono un problema che pesa sulle classi più in difficoltà delle nostre comunità. I punti qualificanti di un programma che dovrà vedere impegnato il Prc calabrese  sono rappresentati dalla fuoriuscita delle logiche clientelari e da un piano socio-sanitario che affronti con determinazione il problema del funzionamento del settore, da politiche di tutela dei beni comuni attraverso le gestioni pubbliche e partecipate di acqua e rifiuti, da investimenti ed efficientamento della mobilità pubblica sostenibile, da interventi per il recupero del territorio e per favorire un’agricoltura eco-compatibile e da politiche rigide ed attente sull’uso dei fondi strutturali ai fini occupazionali. Per giunta, le questioni delle leggi elettorali regionale e nazionale ed il possibile innalzamento delle soglie di sbarramento per le coalizioni che priverebbe di rappresentanza parti consistenti di popolazione, sono un evidente ostacolo nei nostri rapporti con il PD ed i suoi alleati. Per questi motivi, alla fine dell’incontro non abbiamo inteso sottoscrivere un documento comune con i partiti calabresi del centrosinistra, alla luce del fatto che, seppur accomunati dall’opposizione alle nefaste politiche del centrodestra di Scopelliti e dei suoi alleati, non potevamo ne’ valutare ne’ condividere posizioni indefinite e di carattere generale che non entrassero nel merito delle reali e complesse problematiche che vivono nella quotidianità i nostri corregionali. In ogni caso, vista la situazione in evoluzione, abbiamo comunicato alle altre forze politiche la nostra disponibilita’ a rivederci dopo le prossime consultazioni elettorali.

Pino Scarpelli nuovo segretario regionale del PRC calabria

scarpLamezia Terme (Cz),  23 Marzo  2014

Il Comitato Politico Regionale di Rifondazione Comunista ha eletto il compagno Pino Scarpelli nuovo segretario regionale del Partito.

Compagno di grande esperienza, stimato dentro e fuori il partito, Scarpelli avrà il delicato compito della ricostruzione della nostra forza politica e della ricomposizione di una Sinistra radicale e d’alternativa nella difficile realtà territoriale calabrese.

Un Partito che si vuole rinnovare profondamente al suo interno, dopo anni caratterizzati dalla chiusura settaria del precedente gruppo dirigente verso ogni istanza di cambiamento e verso i movimenti sociali ed ambientali oltre che dalla sua totale subalternità al centrosinistra. E che vuole essere punto di riferimento e lievito di una Costituente della Sinistra che si impegna per il lavoro ed i diritti sociali, per la difesa del territorio ed i beni comuni.

In questa direzione va il progetto per le prossime elezioni europee dell’ “Altra Europa con Tsipras”, che vuole essere il primo momento del percorso di costruzione di una Sinistra che lotta contro le politiche neoliberiste e di austerità che accomunano centrodestra e centrosinistra. Proprio per questo, il neosegretario ha impegnato il partito regionale a partecipare alla manifestazione “Decidiamo Noi”, indetta dai comitati per il prossimo 10 maggio a Cosenza, per pretendere una diversa gestione dei rifiuti.

Siamo consapevoli che il percorso è tutto in salita nella nostra regione, dove la politica ha rappresentato e continua a rappresentare  un coacervo di interessi, spesso illegittimi, teso alla conservazione dell’esistente, attraverso la perpetuazione di nefaste pratiche trasversali e clientelari che hanno allontanato il popolo calabrese, ed in particolare il popolo di sinistra, da ogni attivo interesse verso le dinamiche politiche.

La crisi della politica calabrese, che oramai è diventata patologica, ha generato una caduta verticale di credibilità ed una disaffezione elevata verso qualcosa che è incapace e non ha volontà alcuna di affrontare le gravi questioni sociali della nostra regione, dal dramma dell’assenza di ogni prospettiva di lavoro e reddito, ai problemi della salute, dell’istruzione, della casa, dei trasporti, della difesa del territorio. Diritti collettivi e sociali negati, per lasciare spazio ai favori ed alle concessioni elargite dai potentati locali di centrodestra e centrosinistra, indistinguibili se non per la casacca indossata momentaneamente.

C’è bisogno di una elaborazione ed una pratica totalmente differente, che può rinascere solo da una Sinistra autentica, popolare, non collusa, che vuole trasformare l’esistente. Il compagno Scarpelli darà sicuramente un valido apporto a questa intrapresa.

 

LA FEDERAZIONE REGIONAE DEL PRC

Il neoliberismo dei rifiuti

L’assessore della regione Calabria Pugliano sembra scendere dalle nuvole quando si accorge in piena crisi emergenziale che in tutto il territorio regionale non ci sono livelli appropriati di raccolta differenziata. Pare sia stata necessaria la paralisi del conferimento dei rifiuti in discarica a suonare la sveglia per la giunta Scopelliti. Lo stato d’eccezione proclamato nei fatti dal governo regionale ha portato ad una legislazione particolare, che da la possibilità a discariche private di accogliere parte della spazzatura che non riesce ad essere allocata diversamente.

Gli amministratori non tengono quindi conto dell’esito referendario del 2011, per il quale anche in Calabria la popolazione ha fatto sentire la propria voce volendo inquadrare la gestione dei servizi locali e di base nelle mani del pubblico e della popolazione tutta.

La Federazione di Cosenza del PRC ci tiene a denunciare quello che nei fatti è un vero e proprio avvelenamento del territorio. Difatti in discarica finiscono impropriamente rifiuti che potrebbero essere riusati, riutilizzati o riciclati. E’ un’idiozia conferire in discarica o incenerire materiali che potrebbero benissimo essere recuperati in altro modo.

Il PRC guarda in direzione opposta rispetto ad un neoliberismo che ha fatto dell’ “usa e getta” il proprio motto. Necessaria è una produzione oculata dei beni, i quali devono essere facilmente scomponibili per essere riutilizzati e/o riciclati.

Per codeste ragioni guardiamo a soluzioni che possano avvalorare i territori locali. Attraverso impianti attrezzati si potrebbe infatti avviare la produzione di  materie prime seconde da immettere nel mercato. Il tutto favorirebbe le casse comunali e creerebbe occupazione. Per tutta risposta si propone invece l’apertura di nuove discariche che influiranno negativamente sulla vivibilità del nostro territorio già tanto vituperato.

Per tutti questi motivi il Partito della Rifondazione Comunista sostiene la protesta di compagni e comitati che si battono contro scelte verticistiche e imprudenti.

LA GESTIONE VIOLENTA DEL DISORDINE SECONDO IL SOCIOLOGO PALIDDA

paliddaSalvatore Palidda è un sociologo che insegna presso l’Università degli Studi di Genovasociologia generale, sociologia dei processi migratori e sociologia delle migrazioni. Nella sua lunghissima carriera si è occupato soprattutto di studiare il ruolo della polizia italiana, analizzando le trasformazioni delle sue funzioni rispetto al quadro generale della sicurezza urbana.
Con il suo aiuto, abbiamo analizzato alcuni aspetti che stiamo trattando da circa un mese e l’abbiamo fatto tramite il punto di vista di uno studioso che da sempre si è impegnato per una democratizzazione reale delle forze di polizia in Italia.

Vorrei partire da una considerazione dell’avvocato Ciruzzi, Presidente della Camera Penale di Napoli, che in una intervista che mi ha rilasciato poco tempo fa, ha analizzato quel meccanismo da lui definito come “scorciatoia del consenso” o anche “uso improprio del diritto penale”, cioè quel modus operandi tramite il quale la politica strumentalizza e criminalizza alcuni settori della società per creare una sicurezza illusoria, individuando il nemico di turno da combattere. E’ in sintonia con questa idea? 

Lui la chiama uso improprio del diritto penale, in realtà la questione è squisitamente politica. Nella storia dell’umanità l’uso delle paure, di certe insicurezze, l’esasperazione di alcune cose è sempre stato abituale da parte del potere, da parte dei dominanti proprio per creare consenso. La costruzione e la riproduzione del nemico di turno è sempre stata essenziale al potere per creare consenso e coesione sociale. Come si spiega tutto ciò? Si spiega con l’analisi che ci dice che, a partire soprattutto dagli anni ’80, c’è stato un processo di destrutturazione provocato dalla cosiddetta rivoluzione liberista, insieme all’erosione del welfare, che hanno creato incertezze ed insicurezze nel cittadino. Il potere cosa fa? Per occultare le vere ragioni di queste paure (disoccupazione, precarietà, mancanza di reddito) attribuisce tutti i malesseri sociali alla criminalità ed in particolare ad una criminalità che sarebbe stata prodotta da immigrati, dai rom, dagli emarginati ed ovviamente, dopo gli attentati alle Torri Gemelle, al terrorismo internazionale. Anche i media, che sono gli altoparlati del potere, amplificano queste insicurezze, contribuendo a costruire il nemico di turno. Tutto ciò ha permesso l’occultamento di tutte le vere insicurezze, quelle che io chiamo le “insicurezze ignorate”, che si sono sempre di più aggravate e che sono diventate una catastrofe. In Italia, per esempio, si moltiplicano sempre di più i disastri ambientali, i disastri sanitari, esiste un elevato tasso di mortalità a causa del cancro di cui quasi nessuno parla, per non citare poi le tantissime economie sommerse che sono direttamente collegate al problema dell’evasione fiscale. Dal 1990 ad oggi destra e sinistra hanno esasperato queste paure e nessuno invece ha parlato seriamente delle “insicurezze ignorate”.
L’uso ma soprattutto l’abuso di questi allarmi, di queste paure ha un nome molto chiaro, possiamo infatti definirle come armi di distrazione di massa. Tutto ciò comporta anche che la gran parte dei poliziotti, come anche altri corpi di polizia, sono stati istigati ad assumere comportamenti diciamo muscolosi nei confronti di questi ipotetici nemici.

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