Solidarietà a Carchidi e Iacchitè!

COS’E’ RAPINARE UNA BANCA A PARAGONE DEL FONDARE UNA BANCA?

I tanti sepolcri imbiancati dei nostri territori, quei sinceri democratici mai frequentanti però posti e situazioni “dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”, che pretendono che le cose cambino senza però “mai eccedere nei modi e nelle forme”, diranno di aver avuto ragione e che prima o poi sarebbe dovuto accadere.

Le denunce ed il linguaggio di “Iacchitè” danno troppo fastidio e scandalizzano tanto, e non solo quel coacervo inestricabile di interessi, dove il legale e l’illegale convivono anzi sono terreni contigui e spesso sovrapposti, che costituisce un grumo di poteri trasversali che domina la città e la regione con pratiche corruttive ed opprimenti, controlla tutti gli apparati “che contano”, esclude e marginalizza la gran parte della popolazione, stronca ogni ipotesi di cambiamento. Ma anche di chi si scandalizza più per i toni usati da “Iacchitè” che per chi perde il lavoro o viene sfruttato terribilmente, più per il linguaggio di questa testata che per chi si vede negati i propri diritti dai privilegi e dalla corruzione imperanti, più per qualche commento “esagerato” che per chi affoga nel Mediterraneo o muore sotto le bombe.

Insomma, questa testata informatica cosentina pare sia diventata un incubo per chi detiene potere e ricchezza nel nostro territorio e viene attaccata frontalmente senza che tanti “benpensanti” del luogo reagiscano, anzi magari sarebbero felici se finalmente si mettesse la parola fine sull’esperienza di “Iacchitè”. Le intimidazioni censorie a cui è sempre stata sottoposta la testata si sono trasformate ora in una raffica di denunce tese a farne condannare il direttore e questa volta, dopo i tentativi un po’ fantasiosi di qualche mese fa, in maniera strutturata e scientifica la si vorrebbe far chiudere definitivamente.

Abbiamo sempre contestato a Gabriele Carchidi ed alla redazione di “Iacchitè” un certo stile sopra le righe, la forma espressiva che a tratti offusca il merito delle denunce, generalmente puntuali e dettagliate, che quel giornale telematico produce. Ed anche un certo giustizialismo della testata, che a tratti confida nei magistrati per la risoluzione di questioni che solo un rigurgito di partecipazione popolare e democratica, quella dell’antimafia sociale, potrebbe affrontare con la dovuta radicalità. Riteniamo anche che a volte sbaglino completamente l’indirizzo dei soggetti con cui polemizzare, specie quando  fanno erroneo riferimento alla Sinistra antagonista locale.

Ma non ci scandalizziamo, convinti che a scandalizzare debba essere ben altro. Ben immaginiamo quanto le denunce effettuate da “Iacchitè” stiano dando fastidio a molti dei potentati locali, che difficilmente si erano visti apertamente accusati di azioni e pratiche nefaste e che sarebbero felici se finalmente si facesse pagare a Carchidi la sua “imprudenza” e si mettesse la parola fine su questa esperienza, in modo che i propri traffici nel settore dell’informatica piuttosto che dei parchi eolici, della sanità o dell’edilizia, nell’evasione fiscale e nei trasferimenti di denaro oltralpe, nei lavori pubblici e nei cottimi fiduciari, possano continuare indisturbati. Così come l’appropriazione del potere pubblico e la sua gestione per interessi privati, la ripartizione di clientele, la cultura e l’agire corruttivi che sono sempre stati alla base del loro operare.

Rimaniamo fedeli a quanto si chiedeva Brecht nel 1932, “cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca”?  Cos’è una forma espressiva a paragone di ciò che viene denunciato?  Un termine utilizzato, un aggettivo abusato a paragone di fatti e comportamenti esecrabili?  Anche la volgarità di una forma a paragone della oscenità di certi contenuti? Invitiamo a non rapinare le banche, condanniamo però con forza la fondazione di una banca, che resta a nostro avviso il vero e sostanziale reato.

Perciò esprimiamo solidarietà e vicinanza a Gabriele Carchidi ed alla redazione di “Iacchitè” e ci stiamo muovendo affinché tutta la vicenda possa avere la giusta attenzione anche al livello di istituzioni nazionali.

 

Francesco Saccomanno, segretario Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista 

Pino Scarpelli, segretario Federazione Regionale del Partito della Rifondazione Comunista 

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