Politiche del lavoro vero non privilegi ai garantiti o, peggio, ai pensionati!

costit-italiana-1Cosenza, lì 21 Febbraio 2017

Negli ultimi anni diversi, articolati e mirati interventi politici e legislativi, favoriti e alimentati da una diffusa quanto indimostrata ed indimostrabile convinzione circa gli sprechi del “pubblico” (che pure c’erano e ci sono e si possono ben affrontare con la trasparenza e la partecipazione!), hanno prodotto un devastante assalto destrutturante della cosa pubblica i cui risultati sono chiari ed incontestabili.

Dai processi di privatizzazione delle aziende partecipate e dei servizi pubblici locali a quelli di eliminazione dei servizi fondamentali garantiti da diversi Enti – le Comunità Montane e, addirittura, le Province previste nella Costituzione – dal blocco delle assunzioni in tutti i settori pubblici al taglio dei fondi alla scuola pubblica, alle Università, ai fondi per il sociale, al sistema degli Enti locali e delle sanità regionali e, per finire, al tentativo di deformazione della Costituzione, per fortuna sonoramente bocciato dal popolo italiano.

Abbiamo assistito, di fatto, ad una progressiva trasformazione dei servizi pubblici attraverso esternalizzazioni, finanziarizzazioni ed appalti che hanno prodotto una decadenza della loro qualità e delle condizioni di vita dei lavoratori addetti alla loro erogazione insieme a sacche di malaffare e di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e fra gli stessi amministratori.

Il fenomeno che ci preoccupa e che vogliamo oggi denunciare con forza è l’utilizzo nelle amministrazioni pubbliche e negli enti locali, solo per favorire amici degli amici e stabilizzare clientele, della contrattualizzazione di figure professionali a scavalco e persino, in spregio a diverse normative vigenti chiarite anche da un apposita Circolare ministeriale del 2015, di pensionati della stessa pubblica amministrazione.

Oltre all’utilizzo dei segretari comunali, dei tecnici e dei ragionieri-contabili con assunzioni a scavalco in diversi e più comuni ed enti, i casi emblematici recenti di un dipendente di un comune della Presila andato in pensione e subito assunto in un ente limitrofo, quello di un professionista di una Azienda sanitaria di 72 anni di cui si sono occupate le cronache e quello di un comune del Savuto che utilizza contabili esterni pur avendo professionalità tra il personale lsu/lpu dipendente, più che per le vicende personali ci parlano di una degenerazione che va fermata con la forza e la determinazione del controllo popolare, della partecipazione democratica e della necessaria ed inderogabile rivendicazione del lavoro per i giovani disoccupati e/o precari.

Difatti, tali azioni finiscono per alimentare incrostazioni e per mortificare i lavoratori precari della pubblica amministrazione e quanti potenzialmente potrebbero essere stabilizzati e/o assunti per far funzionare, nell’esclusivo interesse collettivo, la res pubblica. Rispetto a queste pratiche che favoriscono solo privilegi per pochi, sarebbe quanto mai necessario varare un vero e proprio piano straordinario di assunzioni, al fine di favorire un ricambio generazionale in quella che è considerata da tanti una delle pubbliche amministrazioni più vecchie d’Europa. Stiamo organizzando dei centri di ascolto sul territorio regionale: ai giovani, ai precari, ai disoccupati garantiamo il nostro impegno per lottare con forza contro i “ladri di lavoro”.

“L’Italia è – per fortuna ed ancora – una repubblica democratica fondata sul Lavoro”: dopo aver difeso con il popolo la Costituzione, ora ne chiediamo una puntuale applicazione.

Francesco Saccomanno,

segretario Provinciale di Rifondazione Comunista di Cosenza

L’ architetto-sindaco Occhiuto e la cementificazione della città

COSENZA, lì 20 Febbraio 2017

piazza-bilottiDomani Mario Occhiuto illustrerà la sua idea di città. L’annuncio in pompa magna di uno stadio nuovo e adesso i molti passi indietro sulla metropolitana leggera, ci raccontano del tentativo di utilizzare il mattone come “arma di distrazione di massa” dopo l’inchiesta su piazza Bilotti.

In questi mesi, chi ha lavorato materialmente alla piazza non ha ricevuto la retribuzione dovuta (pur lavorando anche di sabato, domenica ed al di là del consueto orario giornaliero) e il Comune di Cosenza, che aveva sottoscritto un accordo con i sindacati in data 21 Novembre 2016, invece di retribuire direttamente i lavoratori, rivalendosi sull’imprenditore come previsto espressamente dal codice degli appalti, ha fatto finta di nulla.

Un ottimo regalo all’imprenditore “modello” Barbieri ed alle ditte subappaltanti, a scapito dei tanti lavoratori impegnati nei lavori dell’opera e delle zone limitrofe. Come Rifondazione Comunista ci chiediamo anche come sia possibile che il Prefetto ancora non si sia fatto carico delle mancanze comunali, obbligando il rispetto degli accordi fra le parti. Ma si sa, quando ci sono semplici operai per il mezzo vengono prima molte altre priorità e ben più rilevanti interessi devono essere salvaguardati.

Questo modello di gestione delle opere pubbliche in cui percepisce soldi solo l’imprenditore che non paga poi gli operai, è evidentemente molto allettante per tanti speculatori. Occhiuto, all’indomani dell’inchiesta di piazza Bilotti, si inventa uno stadio nuovo che probabilmente verrà regalato a qualche privato. Tutto questo mentre la piscina costruita vicina al parco fluviale risulta incredibilmente incompiuta e abbandonata, mentre il palazzetto di Casali risulta anch’esso abbandonato. Può anche darsi che il San Vito abbia bisogno di una revisione, ma a che prezzo? E lo sport nel resto della città? Non si dovrebbe mettere prima mano alle tante strutture abbandonate ma necessarie per l’accesso di tutti e tutte alle attività sportive? E le realtà che fanno sport nell’area del San Vito perché non sono state coinvolte? Che fine faranno? Tutte domande inopportune per la tracotante voglia di mattone.

Infine, il sindaco “no Metro” sembra abbia cambiato idea. Parafrasando un famoso motto antipotere, Occhiuto potrebbe dire ai suoi contestatori che “una colata di cemento vi seppellirà”. In barba ai problemi della mobilità e dei servizi sociali, del lavoro e della salute, all’incapacità di gestire appalti e controllare i cantieri il nostro sindaco, rimangiandosi una parte del suo programma elettorale, usa il mattone come panacea di tutti i mali, usa la malattia come se fosse la cura.

Domani ci illustrerà la sua idea di città che, siamo certi, piacerà molto a tanti palazzinari ed anche ai tanti clientes, yes-man, dirigenti devoti e fedeli di cui il Sindaco ama circondarsi.

Francesco Campolongo

Segretario Circolo “Gullo-Mazzotta” – Partito della Rifondazione Comunista Cosenza

2 giugno, festa della Repubblica a Paola, incontri e dibattiti su Costituzione diritti e storia

2ggI valori della Repubblica Italiana: la nostra storia, il nostro futuro. In occasione della Festa della Repubblica del prossimo 2 giugno il circolo locale del Partito della Rifondazione Comunista organizza un pubblico incontro per capire meglio la storia del movimento comunista che ha connotato la nascita della Repubblica Italiana, sorta dalle ceneri del totalitarismo fascista e dal sangue della resistenza. Il dibattito si terrà presso la gelateria – caffetteria Conte, in prossimità alla centralissima Piazza del Popolo, a partire dalle ore 11:00. Fra gli interventi programmati è previsto un mélange che coinvolgerà persone con diverse età anagrafiche, in modo da garantire una riflessione documentata ed una proiezione sul futuro prossimo. Durante l’iniziativa saranno peraltro raccolte le firme per sostenere i referendum abrogativi ambientali, sociali ed in opposizione alla legge elettorale “Italicum”, la quale non rispecchia minimamente il tessuto sociale italiano, giacché non proporzionale. Sarà inoltre possibile sottoscrivere i moduli per il referendum popolare oppositivo alla revisione costituzionale Boschi-Renzi e la petizione nazionale per dare seguito al referendum del 2011, allorquando milioni di italiani si pronunziarono a favore dell’acqua pubblica. La popolazione tutta è invitata a partecipare.

Rifondazione Comunista-Paola

Referendum, le ragioni del SI

Logo_fermaletrivelle_coloreIl consiglio dei ministri dell’11 febbraio ha deciso la data del referendum abrogativo promosso dal movimento “No Triv”, alle cui battaglie e costruzione Rifondazione Comunista ha fornito supporto ed intelligenze.

La data fissata è il 17 aprile. Al di là dai punti di vista che potrebbero accompagnare le congetture cerebrali riguardo al numero 17, va purtroppo presa in considerazione la difficoltà che incombe sulla validazione stessa dell’istituto referendario in questione. L’articolo 75 della costituzione antifascista e repubblicana prevede che il referendum abrogativo di una legge, o parte di essa, può assurgere al ruolo di fonte del diritto soltanto se si reca a votare il 51% del corpo elettorale italiano. Una cifra alquanto difficile da raggiungere in un periodo di disaffezione politica come quella in cui ci troviamo in questo dato periodo storico. Difatti dagli anni quaranta dello scorso secolo la popolazione italiana che ha capacità giuridica è aumentata parecchio sotto il profilo numerico. Appare viceversa diminuita da qualche decennio l’intraprendenza dei singoli ad agglomerarsi in gruppi portatori di interessi politici. Il numero dei tesserati delle varie formazioni partitiche hanno da tempo registrato la fine dei partiti di massa, ed anche nei comitati e movimenti di scopo, la situazione non sembra essere migliore rispetto ai flussi di idee e persone registratisi nei decenni passati.

Nella decisione adottata dal consiglio dei ministri sulla data delle elezioni emerge tutta la paura di una classe dirigente, paralizzata rispetto a ciò che l’incertezza delle urne avrebbe potuto rappresentare qualora fosse stata adottata la decisione di accorpare le elezioni amministrative, o quantomeno i ballottaggi nei sistemi a doppio turno, col referendum abrogativo. La spinta derivante dalle esperienze maturate in seguito ai referendum abrogativi vinti sulla questione acqua e nucleare hanno destato i potentati vari, che evidentemente non hanno voglia alcuna di correre il rischio di vedersi spiazzare da un simile intervento da parte dell’elettorato. La casta si chiude a riccio su se stessa, ed è disposta a spendere (stando a quanto riportato da varie notizie) circa 360 milioni di euro(!) per le consultazioni referendarie di metà aprile, pur di non correre il rischio del raggiungimento del quorum. Un governo quindi sicuramente tacciabile quale sprecone, ma anche strumentale rispetto al mantenimento dello status quo, in difesa del modello economico che determina le gioie ed i dolori di milioni di persone, in rapporto all’aumento o meno della produzione. Com’è risaputo per incrementare la produzione è fondamentale accaparrarsi materie prime utili a fornire energia. Nel corso dei secoli le spinte colonialiste si sono mosse in questa direzione, cercando di ammortare i costi energetici utili a rendere più competitivi i prodotti finiti sul mercato. Così il mercato ha inglobato fra le materie prime anche l’uomo, alienato ad ingranaggio produttivo, su cui si è perpetrato lo sfruttamento che noi comunisti (ma non solo) denunciamo da tempo. Basti pensare alla posizione ove le fabbriche sono state da sempre allocate: in prossimità di fiumi o boschi, in modo da poter celermente appropinquarsi d’energia idraulica o derivante dalla combustione. Ad oggi è conoscenza di dominio pubblico l’importanza del petrolio quale elemento fondamentale alla produzione. Fonte energetica che non a caso viene denominata comunemente ‹‹oro nero››. Non è una combinazione quindi se in molteplici zone dello Stivale siano concentrati gli interessi degli attori invischiati in questo modello economico basantesi sullo sfruttamento. In codesto caso delle trivellazioni viene ad essere sfruttato direttamente l’ambiente, e con esso, – sin a prova contraria-, le persone, le quali vivono e dipendono dall’ambiente. Gli interessi monetari che girano attorno la ‹‹melma nera›› derivante da milioni di anni di sedimentazioni fra resti animali e vegetali, sono più che mai propensi a svuotare i pozzi di tutto il mondo, senza preoccuparsi delle relazioni sentimentali ed umane che vengono a stringersi fra persone e luoghi. Coloro i quali ragionano in questa direzione non riescono neppure a comprendere la possibilità che possa esserci qualcosa non monetizzabile. Da qui le trivellazioni nei mari, nei boschi ed in ogni dove.

Il governo Renzi è talmente preoccupato a salvaguardare gli interessi delle classi sociali di cui è chiamato a tutelare gli interessi che ha ben pensato, insieme al ministro Boschi, di inserire nella legge costituzionale la riforma anche dell’articolo 117, allorquando al secondo comma, lettera v, specifica fra le materie di competenza legislativa esclusiva dello stato la “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia”. Questo significa che le regioni potranno poco o nulla rispetto la stessa “tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed ecosistema” quali materie specificatamente attribuite allo stato dall’articolo 117, secondo comma lettera s, legge costituzionale Boschi – Renzi-. Bisogna cogliere in questa decisione governativa suffragata da più del 50% nelle votazioni sul progetto di legge costituzionale raccolte al senato della repubblica, una chiara impostazione verticistica che allontana il corpo decisionale dall’elettorato e dalla popolazione più in generale. Difatti le regioni fra gli altri compiti assolvono proprio quello di rendere più presenti e vicine le istituzioni alle realtà su cui incidono le disposizioni legislative prodotte. Incamerando la materia energetica nelle competenze esclusive dello stato si opera uno strappo deciso, in cui si deve intendere la volontà delle forze politiche governative, di decidere dall’alto. Né va sottaciuto che il Partito democratico ha il proprio segretario alla presidenza del consiglio dei ministri, fautore principale di quest’ulteriore strappo di natura autoritaria. Riguardo agli interessi ambientali, innanzi la tutela della salute e delle tante prerogative normative di natura programmatica contenute nel testo costituzionale, gli attori politici operano scelte conservatrici. In un territorio con alta densità monumentale, abitativo – ricreativa com’è l’Italia, tutto ciò assume connotati negativi qualora si arrivi alla scoperta di giacimenti di gas e/o petrolio. Gli alti rischi per la salubrità ambientale non appaiono minimamente ripagati dalle pur basse royalties pagate dalle compagnie private che si occupano dell’estrazione.

Benché l’importanza della tematica di fondo, e nonostante ci si dovrà comunque esprime in opposizione alla legge costituzione che sarà sottoposta a referendum popolare nei prossimi mesi, ci sarà da qui e nelle prossime giornate parecchio lavoro da fare. A giocare contro al tanto agognato raggiungimento del quorum è oltremodo la già richiamata passività sociale italiana. La pervasione del lavoro salariato dipendente da circostanze mutevoli da persona a persona, hanno alimentato le quote riservate alle speranze rivolte a torto nella dea bendata. L’isolazionismo della lotta per la salvaguardia di taluni interessi è avvertita come faccenda privata. La società individualistica attuale tende raramente a sposare i problemi che non la riguardano direttamente. Serve quindi creare tendenza rispetto la problematica delle trivellazioni, facendo avvertire i rischi concreti non soltanto alle popolazioni delle regioni per ora interessate dal problema, ma elevare il problema ad interesse generale. La massa può quindi costituirsi se accomunata da un comune scopo. Questo l’arduo compito di Rifondazione Comunista e delle intelligenze che supportano gli interessi collettivisti per la tutela dei beni comuni. Anche se impari giocheremo la partita sino in fondo, affinché attraverso iniziative sul tema si coinvolga quanta più gente possibile. Da qui l’invito a prodigarsi in ogni territorio al fine di organizzare dibattiti e manifestazioni, a cui come gruppo dirigente forniamo il nostro impegno e le nostre conoscenze.

Emanuele Carnevale,
segr. Circolo di Paola PRC – segreteria PRC Federazione Cosenza

Paola: Incontro per il sostegno al SI per il referendum del 17 Aprile

trpSabato 12 marzo alle ore 17:30 si terrà un pubblico incontro presso la sala consiliare della città di Paola, ove interverranno rappresentanti di associazioni politiche ed ambientaliste, nonché istituzioni e movimenti. L’iniziativa cercherà di fare il punto rispetto il referendum abrogativo del prossimo 17 aprile, quando gli italiani saranno chiamati a recarsi alle urne per esprimere il proprio parere. Il circolo di Paola della Rifondazione Comunista organizza questa prima giornata di riflessione, a cui seguiranno nelle prossime settimane delle altre, affinché gli elettori possano arrivare ad esprimere un voto che sia il più consapevole possibile. Il referendum è stato reso possibile dalle decisioni assunte da nove regioni, fra cui anche la Calabria, che hanno impugnato la parte di legge che sarà sottoposta a verifica elettorale. Votare SI significa dare uno scossone politico non indifferente al governo Renzi – Alfano, in favore di una politica energetica nazionale che sia più rispettosa degli impegni ambientalisti che la stessa Italia continua a rinnovare, non ultimo il compito assunto lo scorso dicembre alla conferenza ONU di Parigi, volto a limitare il più possibile il riscaldamento globale. Cercare una pianificazione energetica nel rispetto dell’ambiente, delle prerogative locali e regionali è imprescindibile per un Paese a vocazione turistica com’è, il non a caso denominato, Bel Paese. Il referendum del 17 aprile dà modo ai cittadini tutti di far sentire e percepire la propria opinione.

NO Metro, NO cricca!

Noi c’eravamo in piazza XI settembre al sit in “No Metnometr-pro”.

E con noi tanta gente della Sinistra d’alternativa, Rifondazione, Rialzo, Ciroma, uomini e donne del sindacato e delle associazioni. Compagni che sin dal primo momento si sono impegnati nel Comitato “No Metro” e che proseguono nella loro azione oppositiva a questo nefasto disegno, la cui inutilità e nocività è oramai evidente a tutti.

Così come sono evidenti a tutti gli appetiti che ha scatenato la gestione di quella pioggia di milioni (ben 160!) nei comitati d’affari che vorrebbero governare la città. Cricche fameliche che imbarcano di tutto pur di vincere e mettere le mani sulle torte di finanziamenti, appalti e lavori pubblici da dirottare su Cosenza.

Sebbene questa devastante opera sia stata concepita dalla Giunta Perugini e dai suoi sponsor politici, va ribadito che l’Amministrazione Occhiuto pur avendo assunto posizioni pubbliche contrarie non ha mai adempiuto fino in fondo alle sue responsabilità, non avendo prodotto alcun atto ufficiale sufficiente a cancellare tale progetto infrastrutturale. Progetto che, con tutta evidenza, una volta entrato nel calderone degli interessi parapolitici di quanti hanno ideato la decadenza anticipata dell’ex sindaco, ha subito un brusca accelerazione.

Nel contempo, ad alimentare gli appetiti di tanti contribuisce l’arroganza del Presidente della Giunta Regionale – garante, con tutta evidenza, delle recenti operazioni di trasversalismo e riciclaggio del peggior ceto politico cosentino – e dell’assessore Musmanno che, pubblicamente ben sollecitati dai membri dell’allegra compagnia del carrozzone bruzio messo in piedi intorno al Pd, sfoderano tutta la protervia di chi pensa di avere un comando assoluto sul territorio e su chi lo vive, arrivando ad affermare che tanto “andremo avanti lo stesso”.

Sullo sfondo, una città che esprime un disagio enorme, in particolare nelle fasce più deboli della sua popolazione, sempre più oppresse dalla mancanza di reddito, lavoro, casa, servizi, diritti e per cui appare sempre più necessaria un’alternativa all’esistente ed alle consorterie degli affari.

Senza dimenticare, per giunta, che già da diverso tempo in alcune indagini della Procura di Milano sono emersi elementi che hanno evidenziato l’interesse della ‘ndrangheta sulla realizzazione della metro leggera di Cosenza.

Se fermiamo la metro fermeremo gli appetiti famelici ed i lauti banchetti di tanti: affaristi, malapolitica, criminali e politicanti di lungo corso. Impegnandoci in tanti potremmo veramente dire, parafrasando una nota pubblicità: No Metro, No cricca!

Francesco Campolongo, segretario cittadino

Francesco Saccomanno, segretario provinciale

Pino Scarpelli, segretario regionale

INCONTRO CON PAOLO FERRERO A COSENZA SUI TEMI DELLA SANITA’

manifesto dell'iniziativa sulla sanitàI pesanti tagli alla spesa sanitaria rendono oramai impossibile garantire prestazioni dignitose ed i Livelli Essenziali di Assistenza. Una deriva ragionieristica ed aziendalistica che risponde ai costi e non ai pazienti, una gestione contabile che ha come priorità la tenuta dei bilanci e non le esigenze dei cittadini.

Tra i medici prevale un senso di precarietà e disagio per il ribasso delle dotazioni organiche, il blocco del turn over, la mancata stabilizzazione dei precari e turni di lavoro insopportabili.

Sono centinaia di migliaia i cittadini bisognosi che fanno fatica a curarsi ed a pagarsi i farmaci. Intanto, negli ospedali si perdono posti letto, aumentano mostruosamente i tempi di attesa per analisi ed esami, si tagliano servizi e prestazioni.

Tutto ciò in Calabria assume livelli insopportabili, data la gestione politica della sanità regionale che è giusto definire vergognosa e criminale.

Con il decreto Lorenzin sulla “appropriatezza prescrittiva”, si restringono di molto le condizioni di erogazione e le indicazioni di appropriatezza provocando la fine di ogni attività di prevenzione e diagnosi precoce. Alcuni farmaci ed analisi, visite ed esami clinici non potranno più essere prescritti. Anche gli esenti ticket dovranno pagare!

Di tutto questo si parlerà in un dibattito che si terrà SABATO 27 dalle ore 10 all’Hotel Royal di Cosenza nel quale interverranno, dopo i saluti della dottoressa Angela Mollica segretaria dell’Ordine dei Medici, i dottori Francesco Febbraio, Valerio Formisani e Francesco Masotti, segretario regionale della CGIL medici. Parteciperanno inoltre Umberto Calabrone, segretario della Camera del Lavoro, Delio Di Blasi, dell’esecutivo dell’USB, Elio Rosati, commissario regionale di Cittadinanzattiva. Chiuderà il dibattito PAOLO FERRERO, segretario nazionale di Rifondazione Comunista.

Cosenza,  24febbraio  2016

Francesco Saccomanno, segretario provinciale PRC