Referendum, le ragioni del SI

Logo_fermaletrivelle_coloreIl consiglio dei ministri dell’11 febbraio ha deciso la data del referendum abrogativo promosso dal movimento “No Triv”, alle cui battaglie e costruzione Rifondazione Comunista ha fornito supporto ed intelligenze.

La data fissata è il 17 aprile. Al di là dai punti di vista che potrebbero accompagnare le congetture cerebrali riguardo al numero 17, va purtroppo presa in considerazione la difficoltà che incombe sulla validazione stessa dell’istituto referendario in questione. L’articolo 75 della costituzione antifascista e repubblicana prevede che il referendum abrogativo di una legge, o parte di essa, può assurgere al ruolo di fonte del diritto soltanto se si reca a votare il 51% del corpo elettorale italiano. Una cifra alquanto difficile da raggiungere in un periodo di disaffezione politica come quella in cui ci troviamo in questo dato periodo storico. Difatti dagli anni quaranta dello scorso secolo la popolazione italiana che ha capacità giuridica è aumentata parecchio sotto il profilo numerico. Appare viceversa diminuita da qualche decennio l’intraprendenza dei singoli ad agglomerarsi in gruppi portatori di interessi politici. Il numero dei tesserati delle varie formazioni partitiche hanno da tempo registrato la fine dei partiti di massa, ed anche nei comitati e movimenti di scopo, la situazione non sembra essere migliore rispetto ai flussi di idee e persone registratisi nei decenni passati.

Nella decisione adottata dal consiglio dei ministri sulla data delle elezioni emerge tutta la paura di una classe dirigente, paralizzata rispetto a ciò che l’incertezza delle urne avrebbe potuto rappresentare qualora fosse stata adottata la decisione di accorpare le elezioni amministrative, o quantomeno i ballottaggi nei sistemi a doppio turno, col referendum abrogativo. La spinta derivante dalle esperienze maturate in seguito ai referendum abrogativi vinti sulla questione acqua e nucleare hanno destato i potentati vari, che evidentemente non hanno voglia alcuna di correre il rischio di vedersi spiazzare da un simile intervento da parte dell’elettorato. La casta si chiude a riccio su se stessa, ed è disposta a spendere (stando a quanto riportato da varie notizie) circa 360 milioni di euro(!) per le consultazioni referendarie di metà aprile, pur di non correre il rischio del raggiungimento del quorum. Un governo quindi sicuramente tacciabile quale sprecone, ma anche strumentale rispetto al mantenimento dello status quo, in difesa del modello economico che determina le gioie ed i dolori di milioni di persone, in rapporto all’aumento o meno della produzione. Com’è risaputo per incrementare la produzione è fondamentale accaparrarsi materie prime utili a fornire energia. Nel corso dei secoli le spinte colonialiste si sono mosse in questa direzione, cercando di ammortare i costi energetici utili a rendere più competitivi i prodotti finiti sul mercato. Così il mercato ha inglobato fra le materie prime anche l’uomo, alienato ad ingranaggio produttivo, su cui si è perpetrato lo sfruttamento che noi comunisti (ma non solo) denunciamo da tempo. Basti pensare alla posizione ove le fabbriche sono state da sempre allocate: in prossimità di fiumi o boschi, in modo da poter celermente appropinquarsi d’energia idraulica o derivante dalla combustione. Ad oggi è conoscenza di dominio pubblico l’importanza del petrolio quale elemento fondamentale alla produzione. Fonte energetica che non a caso viene denominata comunemente ‹‹oro nero››. Non è una combinazione quindi se in molteplici zone dello Stivale siano concentrati gli interessi degli attori invischiati in questo modello economico basantesi sullo sfruttamento. In codesto caso delle trivellazioni viene ad essere sfruttato direttamente l’ambiente, e con esso, – sin a prova contraria-, le persone, le quali vivono e dipendono dall’ambiente. Gli interessi monetari che girano attorno la ‹‹melma nera›› derivante da milioni di anni di sedimentazioni fra resti animali e vegetali, sono più che mai propensi a svuotare i pozzi di tutto il mondo, senza preoccuparsi delle relazioni sentimentali ed umane che vengono a stringersi fra persone e luoghi. Coloro i quali ragionano in questa direzione non riescono neppure a comprendere la possibilità che possa esserci qualcosa non monetizzabile. Da qui le trivellazioni nei mari, nei boschi ed in ogni dove.

Il governo Renzi è talmente preoccupato a salvaguardare gli interessi delle classi sociali di cui è chiamato a tutelare gli interessi che ha ben pensato, insieme al ministro Boschi, di inserire nella legge costituzionale la riforma anche dell’articolo 117, allorquando al secondo comma, lettera v, specifica fra le materie di competenza legislativa esclusiva dello stato la “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia”. Questo significa che le regioni potranno poco o nulla rispetto la stessa “tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed ecosistema” quali materie specificatamente attribuite allo stato dall’articolo 117, secondo comma lettera s, legge costituzionale Boschi – Renzi-. Bisogna cogliere in questa decisione governativa suffragata da più del 50% nelle votazioni sul progetto di legge costituzionale raccolte al senato della repubblica, una chiara impostazione verticistica che allontana il corpo decisionale dall’elettorato e dalla popolazione più in generale. Difatti le regioni fra gli altri compiti assolvono proprio quello di rendere più presenti e vicine le istituzioni alle realtà su cui incidono le disposizioni legislative prodotte. Incamerando la materia energetica nelle competenze esclusive dello stato si opera uno strappo deciso, in cui si deve intendere la volontà delle forze politiche governative, di decidere dall’alto. Né va sottaciuto che il Partito democratico ha il proprio segretario alla presidenza del consiglio dei ministri, fautore principale di quest’ulteriore strappo di natura autoritaria. Riguardo agli interessi ambientali, innanzi la tutela della salute e delle tante prerogative normative di natura programmatica contenute nel testo costituzionale, gli attori politici operano scelte conservatrici. In un territorio con alta densità monumentale, abitativo – ricreativa com’è l’Italia, tutto ciò assume connotati negativi qualora si arrivi alla scoperta di giacimenti di gas e/o petrolio. Gli alti rischi per la salubrità ambientale non appaiono minimamente ripagati dalle pur basse royalties pagate dalle compagnie private che si occupano dell’estrazione.

Benché l’importanza della tematica di fondo, e nonostante ci si dovrà comunque esprime in opposizione alla legge costituzione che sarà sottoposta a referendum popolare nei prossimi mesi, ci sarà da qui e nelle prossime giornate parecchio lavoro da fare. A giocare contro al tanto agognato raggiungimento del quorum è oltremodo la già richiamata passività sociale italiana. La pervasione del lavoro salariato dipendente da circostanze mutevoli da persona a persona, hanno alimentato le quote riservate alle speranze rivolte a torto nella dea bendata. L’isolazionismo della lotta per la salvaguardia di taluni interessi è avvertita come faccenda privata. La società individualistica attuale tende raramente a sposare i problemi che non la riguardano direttamente. Serve quindi creare tendenza rispetto la problematica delle trivellazioni, facendo avvertire i rischi concreti non soltanto alle popolazioni delle regioni per ora interessate dal problema, ma elevare il problema ad interesse generale. La massa può quindi costituirsi se accomunata da un comune scopo. Questo l’arduo compito di Rifondazione Comunista e delle intelligenze che supportano gli interessi collettivisti per la tutela dei beni comuni. Anche se impari giocheremo la partita sino in fondo, affinché attraverso iniziative sul tema si coinvolga quanta più gente possibile. Da qui l’invito a prodigarsi in ogni territorio al fine di organizzare dibattiti e manifestazioni, a cui come gruppo dirigente forniamo il nostro impegno e le nostre conoscenze.

Emanuele Carnevale,
segr. Circolo di Paola PRC – segreteria PRC Federazione Cosenza

Paola: Incontro per il sostegno al SI per il referendum del 17 Aprile

trpSabato 12 marzo alle ore 17:30 si terrà un pubblico incontro presso la sala consiliare della città di Paola, ove interverranno rappresentanti di associazioni politiche ed ambientaliste, nonché istituzioni e movimenti. L’iniziativa cercherà di fare il punto rispetto il referendum abrogativo del prossimo 17 aprile, quando gli italiani saranno chiamati a recarsi alle urne per esprimere il proprio parere. Il circolo di Paola della Rifondazione Comunista organizza questa prima giornata di riflessione, a cui seguiranno nelle prossime settimane delle altre, affinché gli elettori possano arrivare ad esprimere un voto che sia il più consapevole possibile. Il referendum è stato reso possibile dalle decisioni assunte da nove regioni, fra cui anche la Calabria, che hanno impugnato la parte di legge che sarà sottoposta a verifica elettorale. Votare SI significa dare uno scossone politico non indifferente al governo Renzi – Alfano, in favore di una politica energetica nazionale che sia più rispettosa degli impegni ambientalisti che la stessa Italia continua a rinnovare, non ultimo il compito assunto lo scorso dicembre alla conferenza ONU di Parigi, volto a limitare il più possibile il riscaldamento globale. Cercare una pianificazione energetica nel rispetto dell’ambiente, delle prerogative locali e regionali è imprescindibile per un Paese a vocazione turistica com’è, il non a caso denominato, Bel Paese. Il referendum del 17 aprile dà modo ai cittadini tutti di far sentire e percepire la propria opinione.

NO Metro, NO cricca!

Noi c’eravamo in piazza XI settembre al sit in “No Metnometr-pro”.

E con noi tanta gente della Sinistra d’alternativa, Rifondazione, Rialzo, Ciroma, uomini e donne del sindacato e delle associazioni. Compagni che sin dal primo momento si sono impegnati nel Comitato “No Metro” e che proseguono nella loro azione oppositiva a questo nefasto disegno, la cui inutilità e nocività è oramai evidente a tutti.

Così come sono evidenti a tutti gli appetiti che ha scatenato la gestione di quella pioggia di milioni (ben 160!) nei comitati d’affari che vorrebbero governare la città. Cricche fameliche che imbarcano di tutto pur di vincere e mettere le mani sulle torte di finanziamenti, appalti e lavori pubblici da dirottare su Cosenza.

Sebbene questa devastante opera sia stata concepita dalla Giunta Perugini e dai suoi sponsor politici, va ribadito che l’Amministrazione Occhiuto pur avendo assunto posizioni pubbliche contrarie non ha mai adempiuto fino in fondo alle sue responsabilità, non avendo prodotto alcun atto ufficiale sufficiente a cancellare tale progetto infrastrutturale. Progetto che, con tutta evidenza, una volta entrato nel calderone degli interessi parapolitici di quanti hanno ideato la decadenza anticipata dell’ex sindaco, ha subito un brusca accelerazione.

Nel contempo, ad alimentare gli appetiti di tanti contribuisce l’arroganza del Presidente della Giunta Regionale – garante, con tutta evidenza, delle recenti operazioni di trasversalismo e riciclaggio del peggior ceto politico cosentino – e dell’assessore Musmanno che, pubblicamente ben sollecitati dai membri dell’allegra compagnia del carrozzone bruzio messo in piedi intorno al Pd, sfoderano tutta la protervia di chi pensa di avere un comando assoluto sul territorio e su chi lo vive, arrivando ad affermare che tanto “andremo avanti lo stesso”.

Sullo sfondo, una città che esprime un disagio enorme, in particolare nelle fasce più deboli della sua popolazione, sempre più oppresse dalla mancanza di reddito, lavoro, casa, servizi, diritti e per cui appare sempre più necessaria un’alternativa all’esistente ed alle consorterie degli affari.

Senza dimenticare, per giunta, che già da diverso tempo in alcune indagini della Procura di Milano sono emersi elementi che hanno evidenziato l’interesse della ‘ndrangheta sulla realizzazione della metro leggera di Cosenza.

Se fermiamo la metro fermeremo gli appetiti famelici ed i lauti banchetti di tanti: affaristi, malapolitica, criminali e politicanti di lungo corso. Impegnandoci in tanti potremmo veramente dire, parafrasando una nota pubblicità: No Metro, No cricca!

Francesco Campolongo, segretario cittadino

Francesco Saccomanno, segretario provinciale

Pino Scarpelli, segretario regionale

INCONTRO CON PAOLO FERRERO A COSENZA SUI TEMI DELLA SANITA’

manifesto dell'iniziativa sulla sanitàI pesanti tagli alla spesa sanitaria rendono oramai impossibile garantire prestazioni dignitose ed i Livelli Essenziali di Assistenza. Una deriva ragionieristica ed aziendalistica che risponde ai costi e non ai pazienti, una gestione contabile che ha come priorità la tenuta dei bilanci e non le esigenze dei cittadini.

Tra i medici prevale un senso di precarietà e disagio per il ribasso delle dotazioni organiche, il blocco del turn over, la mancata stabilizzazione dei precari e turni di lavoro insopportabili.

Sono centinaia di migliaia i cittadini bisognosi che fanno fatica a curarsi ed a pagarsi i farmaci. Intanto, negli ospedali si perdono posti letto, aumentano mostruosamente i tempi di attesa per analisi ed esami, si tagliano servizi e prestazioni.

Tutto ciò in Calabria assume livelli insopportabili, data la gestione politica della sanità regionale che è giusto definire vergognosa e criminale.

Con il decreto Lorenzin sulla “appropriatezza prescrittiva”, si restringono di molto le condizioni di erogazione e le indicazioni di appropriatezza provocando la fine di ogni attività di prevenzione e diagnosi precoce. Alcuni farmaci ed analisi, visite ed esami clinici non potranno più essere prescritti. Anche gli esenti ticket dovranno pagare!

Di tutto questo si parlerà in un dibattito che si terrà SABATO 27 dalle ore 10 all’Hotel Royal di Cosenza nel quale interverranno, dopo i saluti della dottoressa Angela Mollica segretaria dell’Ordine dei Medici, i dottori Francesco Febbraio, Valerio Formisani e Francesco Masotti, segretario regionale della CGIL medici. Parteciperanno inoltre Umberto Calabrone, segretario della Camera del Lavoro, Delio Di Blasi, dell’esecutivo dell’USB, Elio Rosati, commissario regionale di Cittadinanzattiva. Chiuderà il dibattito PAOLO FERRERO, segretario nazionale di Rifondazione Comunista.

Cosenza,  24febbraio  2016

Francesco Saccomanno, segretario provinciale PRC

IL PD ED I PROCI IN DIFFICOLTA’ FINISCONO PER PRENDERSELA CON LA SATIRA!

Cosenza, lì  9 febbraio  2016jsf

La defenestrazione anticipata di Mario Occhiuto, avvenuta non sulle tante e rilevanti vicende politiche cittadine (questione Rom, illegittime scelte amministrative,taglio dei servizi, disagio lavorativo e tanto altro!) ma con un ingiustificabile salto da un fronte all’altro di diversi consiglieri che fino a ieri erano tra i fedelissimi del sindaco,  è il frutto di un specie di prova generale cosentina del partito della nazione.

A nostro avviso,  la vicenda assomiglia molto a quella dei Proci, coloro che gozzovigliavano nella casa di Ulisse (Palazzo dei Bruzi) per appropriarsi di Penelope e di Itaca (il comune di Cosenza), ed a preponderare non è l’interesse generale dei cittadini ma il desiderio di conquistare o mantenere pezzi di potere e ruoli influenti nel controllo del governo della città.

In questo quadro desolante, uno dei meno influenti dei Proci, un Elato qualunque, sebbene segretario regionale del Pd, pur di giustificare la sua presenza sulla scena attacca la satira, facendo quello che neanche Occhiuto, su cui pure si è fatta molta ironia, mai si era sognato di fare.

In evidente difficoltà rispetto all’opinione pubblica, costui non sa far altro che denunciare Giuseppe Febbraio per un video satirico realizzato sui congiurati-Proci: vogliamo manifestare tutta la nostra vicinanza e solidarietà a Giuseppe ed a quanti deridono questa classe politica impresentabile ed indistinguibile.

Ne siamo certi: sarà una risata che la seppellirà!

 

Francesco Campolongo,  segretario circolo Prc Gullo-Mazzotta Cosenza

Francesco Saccomanno, segretario provinciale Prc Cosenza

Il morocchino presunto terrorista internazionale e Il folclore inquirente della questura di Cosenza

Cattura_HLa vicenda di Mehdi Hemil ci restituisce plasticamente la nuova fase di involuzione culturale e giuridica di cui è vittima l’Europa. I dispositivi emergenziali, come sappiamo bene in Italia, fanno leva sulla paura e determinano una deroga a tempo illimitato (chi decide come e quando finisce l’emergenza?) delle garanzie costituzionali. Mehdi Hemil è stato arrestato in pompa magna, con il clamore mediatico tipico di chi ha “scovato” un pericoloso nemico pubblico sul proprio pianerottolo di casa, sulla base di un quadro probatorio ridicolo, che potrebbe essere oggetto di pubblico scherno se non esemplificasse il baratro securitario in cui siamo caduti. Mehdi Hemil non ha commesso reati ma, tra i vari atteggiamenti sospetti, ha preso visione di video liberamente reperibili su youtube. Questo, secondo la questura di Cosenza e grazie alla costruzione normativa di apposite fattispecie penali, viene inquadrato come “auto-addestramento” cioè è come se i milioni di italiani appassionati di Gomorra, Romanzo Criminale e altre serie televisive sulla criminalità organizzata potessero essere arrestati perché “criminali in autoformazione”. Il fatto che Italia la questura di Cosenza sia stata la prima ad avvalersi di tali oscenità giuridica conferma una consolidata tradizione di “folclore inquirente” che a Cosenza ha una robusta storia: teoremi e ipotesi mirabolanti che dopo le prime luci della ribalta mediatica vengono sistematicamente smentite in sede di giudizio. E’ un film tristemente noto che serve per alzare il livello della paura e della repressione. Il regime emergenziale Europeo che ha fatto seguito agli attentati di Parigi, appena prolungato da Hollande, sospende lo stato di diritto o quello che ne rimaneva portandoci dritti dritti in uno stato di polizia in cui non ci sono più tre gradi di giudizio ma una giustizia sommaria che, grazie anche alla spettacolarizzazione dell’informazione, imbastisce la gogna mediatica in cui la verità dei fatti conta poco. Il volto speculare del terrorismo, una delle sue conseguenze perfino volute, è proprio l’istituzione di una moderna caccia alle streghe in cui la caricatura mediatica dell’Islam e l’annullamento delle garanzie giuridiche per i cittadini (migranti in primis, ma da estendibile a tutte quelle figure che compongono l’album dei cattivi sociali) determinano lo spazio dell’arbitrio totale del governo.

Le campagne mediatiche imbastiscono la paura e l’orrore che serve per legittimare la nuova fase: costruito il carnefice è facile invocare mezzi eccezionali per combatterlo. A nulla vale far notare sommessamente che proprio lo stato che ha espulso Hemil (la Turchia) è il principale alleato dell’Isis perché nella rappresentazioni mediatica Hemil è già stato condannato e Cosenza pesantemente minacciata dalla presenza di un Foreign Fighters. Da oggi in poi sarà ancora più facile espellere, minacciare e disciplinare le comunità di migranti africani incastrati in un’esistenza precaria che condividono con centinaia di italiani.

La fase dell’emergenza e del governo eccezionale è stata la fase che storicamente, in Europa, ha preceduto i fascismi e determinato il tramonto delle democrazie liberali. La categoria del nemico come anomali da eliminare, sul cui corpo tutto è permesso, da collocare fuori dallo spazio giuridico della cittadinanza e relegato nell’alveo delle non-persone è lo strumento attraverso il quale risorgono nuovi autoritarismi. Siamo convinti che tra un po’ di mesi la storia di Hemil si rivelerà, come irrinunciabile tradizione della questura cosentina, una bufala ma intanto lo “spettacolo del terrorismo” avrà incrementato il suo auditel e promosso i suoi campioni.

Alla comunità marocchina cosentina descritta come pericoloso covo di estremisti va la nostra solidarietà contro il linciaggio mediatico e le pressioni e i le intimidazioni delle forze dell’ordine cittadine.

PRC-Cosenza

CPOA-RIALZO

GIOVANI COMUNISTI: campagna tesseramento 2016

gc Io non so se un giorno ci dedicheranno strade o scuole, se ai discuterà delle nostre idee in termini positivi o meno. Non so neppure se nella fiaba gli antagonisti forse vincenti ci attribuiranno il ruolo dei “cattivi”. Non posso immaginare se la memoria storica sarà per noi nobildonna o traditrice. Quello che so è che abbiamo oggi un compito, giacché assolviamo ad una necessità storica importantissima, ovverosia, ci prodighiamo ad alimentare quel barlume di speranza per un avvenire migliore.

Il nostro impegno è proteso al mondo che verrà, allorquando la giustizia sociale sarà goduta nell’ al di qua, e non sarà invece incastellata in una fede, in una situazione che consegue alla morte. Il pensiero utopico che ci unisce parla la lingua internazionale di tutti i popoli, di tutte le genti soggiogate dallo sfruttamento perpetrato dall’uomo sull’uomo. Innanzi alle barbarie susseguitesi proponiamo la fine dell’organizzazione sociale in classi, l’inizio dell’internazionalismo paritetico fra persone appartenenti a culture diverse. “Veniamo da lontano ed andiamo lontano” e per questo motivo siamo necessariamente portati a guardare lontano, a poggiare i nostri occhi su realtà ove ancora non siamo giunti. Siamo comunisti, e il nostro compito attuale è quello di non disperdere le forze, di calamitare esperienze ed intelligenze intorno ad un’idea; in questo lasso di tempo chiamato presente sosteniamo l’ideale per la pace ed il benessere. E se ritenete romantica la nostra idea, riteneteci pure sognatori, instancabili visionari che sanno di stare nel giusto, perché in difesa degli oppressi.