Scarpelli: «Macché calamità, fuori i responsabili»

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Il segretario regionale di Rifondazione attacca: «Le catastrofi hanno come unico effetto quello di attirare fondi»

«L’alluvione che ha inginocchiato Rossano e danneggiato tutto il litorale dell’area non è stata una catastrofe naturale: è l’esito di responsabilità umane ben precise, di orrori urbanistici che, oltre l’estetica, hanno pregiudicato la sicurezza, perciò nessuno si sogni di chiedere lo stato di calamità naturale».
Ed è solo l’incipit. Forcaioli? Giustizialisti? E, magari e a dispetto di tante battaglie in senso contrario, anche un po’ rigoristi? No, ribadisce ancora Scarpelli:
«Le calamità e le emergenze, in Italia come in Calabria, hanno avuto un effetto principale, finora: attirare fondi che hanno privilegiato gli interessi di chi li gestiva e non sono serviti o sono serviti a poco per risolvere il problema».
Il timore del dirigente neocomunista è piuttosto semplice: «Non vorrei che la dichiarazione dello stato di calamità si risolvesse in un colpo di spugna sulle responsabilità reali, non vorrei che il comodo ombrello dell’emergenza fornisse riparo a chi non ha la voglia o l’intenzione di ricostruire il perché di quel che è accaduto» e, per sventare questo rischio, «siamo pronti a scavalcare qualsiasi autorità, dal sindaco Antoniotti, che preme in questa direzione, al prefetto, che l’accetta acriticamente, e a rivolgerci al presidente della repubblica, tanto più che stiamo preparando delle apposite interrogazioni». La prudenza, secondo il segretario del Prc, non sarebbe il forte degli amministratori rossanesi : «Ricordo che venerdì scorso affermai sul lungomare che sarebbe stato necessario vietare la balneazione: qualcuno dei presenti mi sorrise con ironia». Un’ironia inutile: «I cartelli sono apparsi due giorni dopo, ma nel frattempo i cittadini e i turisti sono stati esposti a rischi ulteriori e inutili proprio grazie a questo ritardo». Nell’arsenale di Scarpelli c’è anche una freccia per Oliverio: «Lui ha chiesto lo stato d’emergenza, e va bene. Però sarebbe il caso di realizzare davvero una di quelle “discontinuità” di cui ha parlato sin dalla campagna elettorale del 2014: commissari le autorità di bacino e, se possibile, controlli i consorzi di bonifica». Prevenire e meglio che curare? Sì. «Ma è importante, ora, non fare sconti a nessuno».

Intervista di S.Paletta da il Garantista, ed Cosenza 19/08/15

ROSSANO, non solo la natura è responsabile

rossanoGià da diversi anni Rifondazione Comunista denuncia le gravi mancanze nella cura del territorio nelle zone ora colpite dal nubifragio, in particolare gli  sbancamenti a Matassa per costruzione di nuovi edifici, il letto del torrente Inferno ristretto, la cementificazione del torrente Citrea, il lungomare costruito senza prevedere sbocchi.

In questi giorni, mentre diversi attivisti del partito, insieme al segretario cittadino di Cosenza, hanno preso pala e stivali per aiutare a spalare il fango,  i responsabili all’ambiente di  Rifondazione hanno effettuato diversi sopralluoghi, per documentare i disastrosi risultati di un abusivismo legalizzato, dove le colpe dei privati che hanno costruito si uniscono a quelle delle amministrazioni che hanno dato le concessioni.

Oggi le istituzioni fanno le passerelle politiche sul luogo del disastro, ma occorre far notare che il presidente Oliviero è stato per  dieci lunghi anni presidente della provincia e molte questioni sulla cura del territorio erano materie di sua competenza. Anche il sindaco di Rossano deve pensare a cos’ha, o meglio cosa non ha, fatto riguardo al dissesto idrogeologico.

Rifondazione Comunista rilancia la necessità di una politica responsabile, la proposta è quella di rivedere il piano di riassetto  idreogeologico, ora troppo vago, va reso più puntuale e realistico, per evitare che vengano ancora una volta distribuiti inefficaci finanziamenti a pioggia, poi  il commissariamento di tre opere a Matassa Inferno e Citrea, con il ripristino della forma originaria dei torrenti. Gli attivisti del partito sono pronti a sottoporre tali questioni al prefetto, in un incontro richiesto nei prossimi giorni.

 

Comunicato Circolo Prc Cosenza su privatizzazione cimitero comunale‏

rifondazioneSolo qualche anno fa il 54% degli italiani votava un referendum sulla ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali. Il governo Italiano ha ignorato l’esito del referendum anzi, grazie al taglio feroce dei trasferimenti agli enti locali e alla mannaia del patto di stabilità, ha spinto alla privatizzazione gli stessi enti locali. Non tutti però hanno chinato la testa ed alcuni, grandi e piccoli, comuni (Napoli, Saracena) hanno saputo resistere e rilanciare dimostrando che nonostante le difficoltà si possono trovare le forme giuridiche per garantire la gestione pubblica dei servizi e, soprattutto, la loro efficienza.

A Cosenza invece si va nella direzione opposta. L’atavica problematica del cimitero dovrebbe essere risolta grazie alla messa a bando del servizio che garantirà per 25 anni guadagni facili a chi se lo aggiudicherà. Si potrebbe facilmente obiettare sulla malsana idea, che non trova nessun riscontro empirico, che il privato sappia gestire fisiologicamente meglio i servizi perché costretto dal mercato ad essere più “competitivo” visto che, a meno che non ci saranno più cimiteri con vari gestori, saremo in un regime di monopolio (come per l’acqua, i trasporti,ecc). La Sorical che gestisce l’acqua in Calabria ha già dimostrato come un privato possa aggiudicarsi un servizio garantendo investimenti senza poi farli, garantendo alcuni limiti alle tariffe (per poi non rispettarli) e peggiorando il servizio.

Nonostante questa bugia diventata ormai senso comune (del privato buono contro il pubblico cattivo) e l’improbabile salto di qualità del servizio, a fronte di un sicuro business per qualche “prenditore” ci sono cose ancora più preoccupanti. La cosa che più sconcerta è che un sindaco e la sua giunta possano ritenere migliore l’affidamento ad un privato piuttosto che la loro stessa gestione, ammettendo implicitamente la propria incapacità. Se un servizio non funziona chi dovrebbe garantirne l’efficienza avrà o meno qualche responsabilità? Il problema è la natura pubblica del servizio o l’incapacità degli amministratori che fino ad ora l’hanno gestita? Ci si dirà che il problema è l’assenza di fondi necessari per efficientare il servizio e che questa non è responsabilità del Comune di Cosenza. Per rispondere a questa obiezione intanto vorrei chiedere come gli investimenti del privato, visto che a logica non mi risulta che il servizio sarà aggiudicato da qualche generoso benefattore, saranno resi “produttivi” e quindi come produrranno profitti per i privato stesso. Visto che a differenza del pubblico il privato non deve solo ripagare il costo di un servizio ma anche farci del profitto dovrà necessariamente alzare le tariffe rispetto a quelle che avrebbe garantito il pubblico oltre ad abbassare lo stipendio dei lavoratori (che non ci risulta già sia faraonico) o addirittura diminuire la forza lavoro (licenziare). La prospettiva di tariffe più alte, tagli sul lavoro (licenziamenti e stipendi più bassi) e sugli investimenti (sulla manutenzione) è migliorativa e auspicabile?

L’ultima cosa, la più inquietante, è la logica sottesa alla scelta di rivolgersi al privato in assenza di fondi pubblici. Questo ormai è un copione costante che grazie allo sforzo congiunto del governo centrale e di amministratori compiacenti elimina l’orizzonte della politica e della scelta dagli enti locali facendo passare per “tecnica” e “necessaria” la privatizzazione. Una svendita silenziosa e costante dei nostri servizi a cui ogni amante della democrazia, ogni buon amministratore dovrebbe opporsi rivendicando con forza la possibilità di scelta ad ogni livello per il cittadino e ingaggiando una battaglia feroce contro la logica del “patto di stabilità” che antepone l’austerità ai diritti dei cittadini. Un buon sindaco oggi denuncerebbe i tagli selvaggi e chiamerebbe i suoi cittadini a manifestare sotto la prefettura per chiedere fondi straordinari per efficientare il servizio, perché domani non debba toccare ad altri servizi. L’assenza di fondi non è un evento meteorologico ma una scelta politica del governo centrale a cui non si risponde regalando il pubblico a qualche potentato locale.

Francesco Campolongo

Segretario Circolo “Gullo-Mazzotta” – Partito della Rifondazione Comunista Cosenza

Conferenza stampa di Rifondazione Comunista regionale 27 giugno

rifondazioneCome sempre ci sentiamo garantisti e speriamo vivamente che gli indagati nell’inchiesta “Rimborsopoli” possano, alla fine dell’iter giudiziario, dimostrarsi innocenti. Il punto è che chi fa politica deve tener conto di valutazioni che vanno oltre il dato giudiziario (in positivo e negativo), soffermandosi su elementi di politica e di opportunità.

La giunta di Mario Oliverio, vergognosamente composta dopo sette mesi dalle elezioni solo da tre membri, è stata partorita dopo un lungo travaglio necessario ad equilibrare le pretese delle varie componenti passate all’incasso. A cominciare dall’influente famiglia cosentina, già alle prese con iniziative pubbliche preparatorie della campagna elettorale per il capoluogo bruzio di cui aspirava ad avere la guida: ipotesi quanto mai deleteria, anzi distruttiva, per quella città.

Se desolante è il quadro biografico della giunta, composta da mestieranti della politica e residui di concorsoni e pessime prove di sé nei precedenti incarichi, il dato politico è ancora più sconfortante. Già dalla campagna elettorale denunciavamo che la coalizione di Oliverio presentava un tasso di trasversalismo e ambiguità che mal si conciliava col profilo di rottura che qualcuno sbandierava ai quattro venti . La totale assenza di un programma lasciava presagire la lunga mano dei potentati nella prassi governativa che, infatti, nei pochi mesi trascorsi ha visto una continuità terrificante con il governo Scopelliti, o forse addirittura il peggioramento. La conferma del piano casa di Lupi, il prolungamento delle illegittime ordinanze sui rifiuti e l’ambiguità se non la complicità su altri mostri ambientali (elettrodotto Montalto, biomasse, Mercure, Trivellazioni), il fallimento sulla sanità e l’oscenità del programma “garanzia giovani” segnano un bilancio di governo devastante. Pochi mesi intensi in cui qualsiasi previsione negativa è stata ampiamente superata e il ruolo del governatore sembra quello di un arbitro delle dispute interne al suo partito (e alla coalizioni di interessi che lo ha sostenuto) che elargisce le nomine di governo e sottogoverno in base agli accordi elettorali presi, che usa la macchina pubblica per regolare gli equilibri complessi del mosaico di potentati che ha scommesso su di lui. La vittima di tutto questo è la nostra regione, sempre più fanalino di coda negli indicatori fondamentali con il disastro sociale che fornisce lo spazio in cui si moltiplica e prospera la fortuna dei potentati criminali e politici.

Rimborsopoli è la spietata cartina al tornasole di un ceto polito barricato nel palazzo, che gestisce la cosa pubblica a fini privatistici nella totale indifferenza dei drammi sociali che si svolgono nella quotidianità del cittadino comune. Mentre imperversa la disoccupazione e la precarietà a livello nazionale, il Pd vara, in maniera autoritaria e prepotente, la “Buona Scuola” dei privilegi e delle ingiustizie e, contemporaneamente, in Calabria emerge un’altra pagina della “Buona Giunta” che ci sta governando.

L’unica strada percorribile sono LE IMMEDIATE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE OLIVERIO. Si aprano le condizioni per un’altra Politica, al servizio della collettività e non degli interessi privati della cricca e dei loro amici. Non si dia più a questi soggetti l’opportunità di utilizzare la politica a fini personali e di devastare ulteriormente la Calabria ed i suoi cittadini offesi, umiliati, privati di ogni speranza da questa gestione della cosa pubblica.

Pino Scarpelli–segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista

Uniti per il ritiro della Buona scuola di Renzi

La “Buona scuola” ha l’unico merito pedagogico di rappresentare un esempio straordinariamente incisivo di ossimoro. Questa riforma è il compimento di un lungo processo di aziendalizzazione della scuola e rappresenta una radicale inversione dell’idea dell’istruzione che avevano i nostri costituenti, delle esigenze a cui dovrebbe rispondere un sistema scolastico pubblico e universalmente accessibile.

Il sistema scolastico italiano è afflitto da vari mali: docenti meno retribuiti d’Europa, classi pollaio, scarsa sicurezza degli istituti, dispersione scolastica in aumento, quota del Pil dedicata all’istruzione tra le più bassa d’ Europa, precarietà per molti lavoratori e potere dispotico da parte dei dirigenti scolastici. Se volessimo brutalmente semplificare questo quadro complesso potremmo dire che ci vogliono risorse, stabilità e collegialità decisionale per mettere nelle condizioni il mondo della scuola di fare bene il proprio lavoro. Non bastasse questo, da anni i docenti italiani sono costretti beffardamente a garantire la loro funzione fondamentale nella crescente povertà di risorse mentre, contemporaneamente, sono oggetto di una retorica che li descrive come “fannulloni” che temono la meritocrazia. Le falle sistemiche vengono scaricate sui singoli lavoratori che diventano capri espiatori del crescente malcontento verso la scuola.

La Buona scuola renziana non risolve nessuno dei problemi precedentemente indicati ma rappresenta un ghiotto regalo a Confidustria. Una riforma che non mette un centesimo in più rispetto ai tagli della Gelmini, che dilata a dismisura i poteri dei dirigenti scolastici che potranno addirittura assumere in maniera diretta i docenti e che aumenta i finanziamenti alle scuole private ignorando il dettato costituzionale che esplicita che la parità tra istituti scolastici pubblici e privati può avvenire solo senza oneri a carico dello stato. La scuola diventerà una caserma in miniatura in cui un ducetto potrà decidere nuove assunzioni, comminare sanzioni e pilotare valutazioni. Non serve andare lontano nel tempo e nello spazio per capire cosa potrebbe comportare tutto ciò. Oggi, a Cosenza abbiamo esempi tristemente noti di dirigenti scolastici che pensano addirittura che i corsi di recupero possano essere privatizzati, che gli alunni e i docenti possano essere minacciati e intimoriti. In un territorio in cui alcuni dirigenti scolastici sono diretti referenti di potentati politici locali concedere loro la possibilità di assumere direttamente insegnati (e altro), senza rifarsi a procedure imparziali e oggettive, vuol dire aprire un’altra frontiera del clientelismo.

Se cosi è non ci si può affidare a minoranze che strumentalizzano questa vicenda per prendere meno schiaffi nella lotta tutta interna al PD. Il massimo dell’opposizione prodotta dalla minoranza riformista è stata svignarsela alla chetichella durante il voto alla camera, permettendo l’abbassamento del quorum e l’ennesima umiliazione per la dialettica parlamentare. Questo non deve stupirci perché non si capisce proprio come parlamentari del territorio come Enza Bruno Bossio, sempre in prima fila nella difesa di quei dirigenti scolastici cosentini sospesi per la condotta dispotica e illegittima nell’esercizio delle loro funzioni, possano avere a cuore un altro modello di scuola e ne come possano essere 2 o 3 emendamenti, magari anche elargiti dal governo, a cambiare una riforma irricevibile perché autoritaria e anticostituzionale.

Il fine ultimo di questa riforma è annullare il ruolo della scuola come luogo di emancipazione sociale, laboratorio di cittadinanza e seme primordiale di una coscienza civica. La scuola deve diventare una palestra di precarietà e competizione, il luogo in cui la barbarie di una certa modernità rottamatrice assume carattere pedagogico per plasmare un cittadino cinico e passivo, privato di un’autonomia culturale che solo un sapere critico può dare. Una grande operazione di chirurgia sociale che è destinata a mutare profondamente la stessa antropologia del popolo italiano.

Il 5 Maggio la scuola si è riscoperta combattiva e forte, unita nelle sue componenti (studenti, docenti, personale Ata, ecc) e col resto della società. Per la prima volta dal 2008 ad oggi, come una salvifica boccata d’ossigeno, una manifestazione di massa è stata capace di sbugiardare l’ennesimo governo che nasconde con la sua retorica il senso doloroso della crisi e delle politiche di austerità. La strada è segnata e va battuta: solo continuando il percorso di lotta, pur sapendo che potrebbe essere lungo e faticoso, valorizzando l’unità tra le componenti della scuola (organizzate e non) e tra sigle sindacali (confederali e non) si potrà giungere al ritiro della riforma. Tutto questo, ovviamente, nella chiarezza politica dell’obiettivo che, dinanzi alla sfida epocale che ci viene posta, non può che essere il ritiro di questa riforma e l’apertura di una stagione di proposte che veda protagonista il mondo della scuola e non un governo mai votato e amico delle lobby.

Francesco Campolongo – Assemblea Nazionale L’Altra Europa

Francesco Saccomanno – Segretario Provinciale Prc Cosenza

Comunicato stampa del Prc sulle vicende del Villaggio Europa di Rende‏

La pista da ballo della politica rendese!160_villaggio_europa534

Marcello Manna è diventato sindaco sulla base della forza di un cosiddetto “esperimento politico” che si proponeva come un sapiente mix di protagonismo dal basso e rapporto diretto con la tanto decantata “società civile”.

Purtroppo, il laboratorio politico presentato come slegato da potentati politici e da partiti si è presto rivelato succube dei maggiorenti del Nuovo Centrodestra ed il presunto protagonismo dal basso, che nel programma si cristallizzava addirittura con la proposta di consigli di quartiere, si è dissolto in una pratica amministrativa accentratrice e poco trasparente.

Villaggio Europa è uno dei pochi quartieri sopravissuti allo scempio urbanistico di Rende, un luogo in cui un mix sapiente di verde e spazi collettivi hanno costituito un modello residenziale virtuoso ed uno spazio sociale in cui i luoghi hanno assunto ed assumono ancora oggi la densa consistenza di relazioni sociali forti.

La Giunta rendese, baluardo di partecipazione democratica tanto decantata in campagna elettorale, ha deciso in gran segreto di far costruire nel quartiere una discoteca all’aperto, tenendo all’oscuro proprio gli abitanti di Villaggio Europa.

Non serve un fine urbanista per capire che è difficile conciliare gli orari, il traffico e i rumori di una grande discoteca all’aperto con un quartiere residenziale; anzi, può bastare anche un semplice avvocato, purché dotato della capacità d’ascolto dei propri cittadini.

Chiediamo al sindaco di aprire un confronto reale con il quartiere rivendendo l’iter decisionale, dando seguito alle promesse elettorali che prevedevano il protagonismo dal basso invece di ignorare quei cittadini che portano ragioni inoppugnabili sull’opportunità di preservare la natura residenziale della zona.

La corrispondenza tra la retorica elettorale e la prassi amministrativa dovrebbe essere un dovere etico per chi riceve un mandato elettorale, non sacrificabile, a maggior ragione, sulla pista da ballo di nessuna discoteca.

Francesco Saccomanno

Segretario provinciale Prc Cosenza

Comunicato stampa del Coordinamento dei Giovani Comunisti di Cosenza

isnardi-bigLA DIRIGENTE DEL FERMI “PRIMEGGIA” SULLE PROVE INVALSI!

Alcuni ragazzi delle seconde classi del liceo “Fermi” di Cosenza ci hanno raccontato di come ancora una volta la dirigente di quella scuola abbia assunto un comportamento aggressivo ed arrogante verso gli studenti che si rifiutavano martedì di svolgere le prove INVALSI.

Tra chi non è entrato e chi ha consegnato foglio bianco, la percentuale di studenti che non hanno svolto le prove è in quella scuola ben oltre il 90%! Nonostante ciò, la dirigente entrava nelle classi quella mattina provando ad intimidire con il suo autoritarismo e sbeffeggiando i ragazzi, dicendo loro che sarebbero stati istigati dai loro docenti!

E’ l’ennesima dimostrazione che riprova, se mai ce ne fosse bisogno, l’inadeguatezza di questa dirigente e le inaccettabili modalità con cui intende il suo ruolo.

Per giunta, è assolutamente paradossale e priva di qualsiasi valenza didattica – in controtendenza totale con il grande dibattito che si sta svolgendo nel Paese con la partecipazione di studenti, genitori e lavoratori della scuola – la volontà di proporre come “consigliato” per le future prime classi un testo di preparazione alle prove INVALSI di italiano. Si “consiglia” di acquistare un testo (in piena crisi economica ed in presenza di costanti indicazioni di riduzione della spesa per i libri scolastici) che vorrebbe “addestrarci” a mettere crocette! Un vero e proprio capolavoro di crescita culturale e di formazione di cittadini liberi e consapevoli.

A settembre boicotteremo, con volantinaggi davanti alla scuola ed alle librerie, l’acquisto di questi testi che, invece di diffondere cultura e saperi, veicolano strumenti di passivizzazione e subalternità.

Siamo sempre di più convinti, e non siamo i soli a sostenerlo, che i disinvolti atteggiamenti della preside Bilotta configurino esattamente l’emblema e il possibile (se non molto probabile!) risultato della distorsione del ruolo dei dirigenti scolastici cui si arriverà qualora dovesse essere approvato il Ddl sulla Buona scuola di Renzi: un peso abnorme, con poteri da sceriffi-padroni e la possibilità di assumere, decidere ed imporre modelli didattici e funzionali condizionati dai propri desiderata ed interessi.

Coordinamento Giovani Comunisti – Cosenza