Conferenza stampa di Rifondazione Comunista regionale 27 giugno

rifondazioneCome sempre ci sentiamo garantisti e speriamo vivamente che gli indagati nell’inchiesta “Rimborsopoli” possano, alla fine dell’iter giudiziario, dimostrarsi innocenti. Il punto è che chi fa politica deve tener conto di valutazioni che vanno oltre il dato giudiziario (in positivo e negativo), soffermandosi su elementi di politica e di opportunità.

La giunta di Mario Oliverio, vergognosamente composta dopo sette mesi dalle elezioni solo da tre membri, è stata partorita dopo un lungo travaglio necessario ad equilibrare le pretese delle varie componenti passate all’incasso. A cominciare dall’influente famiglia cosentina, già alle prese con iniziative pubbliche preparatorie della campagna elettorale per il capoluogo bruzio di cui aspirava ad avere la guida: ipotesi quanto mai deleteria, anzi distruttiva, per quella città.

Se desolante è il quadro biografico della giunta, composta da mestieranti della politica e residui di concorsoni e pessime prove di sé nei precedenti incarichi, il dato politico è ancora più sconfortante. Già dalla campagna elettorale denunciavamo che la coalizione di Oliverio presentava un tasso di trasversalismo e ambiguità che mal si conciliava col profilo di rottura che qualcuno sbandierava ai quattro venti . La totale assenza di un programma lasciava presagire la lunga mano dei potentati nella prassi governativa che, infatti, nei pochi mesi trascorsi ha visto una continuità terrificante con il governo Scopelliti, o forse addirittura il peggioramento. La conferma del piano casa di Lupi, il prolungamento delle illegittime ordinanze sui rifiuti e l’ambiguità se non la complicità su altri mostri ambientali (elettrodotto Montalto, biomasse, Mercure, Trivellazioni), il fallimento sulla sanità e l’oscenità del programma “garanzia giovani” segnano un bilancio di governo devastante. Pochi mesi intensi in cui qualsiasi previsione negativa è stata ampiamente superata e il ruolo del governatore sembra quello di un arbitro delle dispute interne al suo partito (e alla coalizioni di interessi che lo ha sostenuto) che elargisce le nomine di governo e sottogoverno in base agli accordi elettorali presi, che usa la macchina pubblica per regolare gli equilibri complessi del mosaico di potentati che ha scommesso su di lui. La vittima di tutto questo è la nostra regione, sempre più fanalino di coda negli indicatori fondamentali con il disastro sociale che fornisce lo spazio in cui si moltiplica e prospera la fortuna dei potentati criminali e politici.

Rimborsopoli è la spietata cartina al tornasole di un ceto polito barricato nel palazzo, che gestisce la cosa pubblica a fini privatistici nella totale indifferenza dei drammi sociali che si svolgono nella quotidianità del cittadino comune. Mentre imperversa la disoccupazione e la precarietà a livello nazionale, il Pd vara, in maniera autoritaria e prepotente, la “Buona Scuola” dei privilegi e delle ingiustizie e, contemporaneamente, in Calabria emerge un’altra pagina della “Buona Giunta” che ci sta governando.

L’unica strada percorribile sono LE IMMEDIATE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE OLIVERIO. Si aprano le condizioni per un’altra Politica, al servizio della collettività e non degli interessi privati della cricca e dei loro amici. Non si dia più a questi soggetti l’opportunità di utilizzare la politica a fini personali e di devastare ulteriormente la Calabria ed i suoi cittadini offesi, umiliati, privati di ogni speranza da questa gestione della cosa pubblica.

Pino Scarpelli–segretario regionale Partito della Rifondazione Comunista

Uniti per il ritiro della Buona scuola di Renzi

La “Buona scuola” ha l’unico merito pedagogico di rappresentare un esempio straordinariamente incisivo di ossimoro. Questa riforma è il compimento di un lungo processo di aziendalizzazione della scuola e rappresenta una radicale inversione dell’idea dell’istruzione che avevano i nostri costituenti, delle esigenze a cui dovrebbe rispondere un sistema scolastico pubblico e universalmente accessibile.

Il sistema scolastico italiano è afflitto da vari mali: docenti meno retribuiti d’Europa, classi pollaio, scarsa sicurezza degli istituti, dispersione scolastica in aumento, quota del Pil dedicata all’istruzione tra le più bassa d’ Europa, precarietà per molti lavoratori e potere dispotico da parte dei dirigenti scolastici. Se volessimo brutalmente semplificare questo quadro complesso potremmo dire che ci vogliono risorse, stabilità e collegialità decisionale per mettere nelle condizioni il mondo della scuola di fare bene il proprio lavoro. Non bastasse questo, da anni i docenti italiani sono costretti beffardamente a garantire la loro funzione fondamentale nella crescente povertà di risorse mentre, contemporaneamente, sono oggetto di una retorica che li descrive come “fannulloni” che temono la meritocrazia. Le falle sistemiche vengono scaricate sui singoli lavoratori che diventano capri espiatori del crescente malcontento verso la scuola.

La Buona scuola renziana non risolve nessuno dei problemi precedentemente indicati ma rappresenta un ghiotto regalo a Confidustria. Una riforma che non mette un centesimo in più rispetto ai tagli della Gelmini, che dilata a dismisura i poteri dei dirigenti scolastici che potranno addirittura assumere in maniera diretta i docenti e che aumenta i finanziamenti alle scuole private ignorando il dettato costituzionale che esplicita che la parità tra istituti scolastici pubblici e privati può avvenire solo senza oneri a carico dello stato. La scuola diventerà una caserma in miniatura in cui un ducetto potrà decidere nuove assunzioni, comminare sanzioni e pilotare valutazioni. Non serve andare lontano nel tempo e nello spazio per capire cosa potrebbe comportare tutto ciò. Oggi, a Cosenza abbiamo esempi tristemente noti di dirigenti scolastici che pensano addirittura che i corsi di recupero possano essere privatizzati, che gli alunni e i docenti possano essere minacciati e intimoriti. In un territorio in cui alcuni dirigenti scolastici sono diretti referenti di potentati politici locali concedere loro la possibilità di assumere direttamente insegnati (e altro), senza rifarsi a procedure imparziali e oggettive, vuol dire aprire un’altra frontiera del clientelismo.

Se cosi è non ci si può affidare a minoranze che strumentalizzano questa vicenda per prendere meno schiaffi nella lotta tutta interna al PD. Il massimo dell’opposizione prodotta dalla minoranza riformista è stata svignarsela alla chetichella durante il voto alla camera, permettendo l’abbassamento del quorum e l’ennesima umiliazione per la dialettica parlamentare. Questo non deve stupirci perché non si capisce proprio come parlamentari del territorio come Enza Bruno Bossio, sempre in prima fila nella difesa di quei dirigenti scolastici cosentini sospesi per la condotta dispotica e illegittima nell’esercizio delle loro funzioni, possano avere a cuore un altro modello di scuola e ne come possano essere 2 o 3 emendamenti, magari anche elargiti dal governo, a cambiare una riforma irricevibile perché autoritaria e anticostituzionale.

Il fine ultimo di questa riforma è annullare il ruolo della scuola come luogo di emancipazione sociale, laboratorio di cittadinanza e seme primordiale di una coscienza civica. La scuola deve diventare una palestra di precarietà e competizione, il luogo in cui la barbarie di una certa modernità rottamatrice assume carattere pedagogico per plasmare un cittadino cinico e passivo, privato di un’autonomia culturale che solo un sapere critico può dare. Una grande operazione di chirurgia sociale che è destinata a mutare profondamente la stessa antropologia del popolo italiano.

Il 5 Maggio la scuola si è riscoperta combattiva e forte, unita nelle sue componenti (studenti, docenti, personale Ata, ecc) e col resto della società. Per la prima volta dal 2008 ad oggi, come una salvifica boccata d’ossigeno, una manifestazione di massa è stata capace di sbugiardare l’ennesimo governo che nasconde con la sua retorica il senso doloroso della crisi e delle politiche di austerità. La strada è segnata e va battuta: solo continuando il percorso di lotta, pur sapendo che potrebbe essere lungo e faticoso, valorizzando l’unità tra le componenti della scuola (organizzate e non) e tra sigle sindacali (confederali e non) si potrà giungere al ritiro della riforma. Tutto questo, ovviamente, nella chiarezza politica dell’obiettivo che, dinanzi alla sfida epocale che ci viene posta, non può che essere il ritiro di questa riforma e l’apertura di una stagione di proposte che veda protagonista il mondo della scuola e non un governo mai votato e amico delle lobby.

Francesco Campolongo – Assemblea Nazionale L’Altra Europa

Francesco Saccomanno – Segretario Provinciale Prc Cosenza

Comunicato stampa del Prc sulle vicende del Villaggio Europa di Rende‏

La pista da ballo della politica rendese!160_villaggio_europa534

Marcello Manna è diventato sindaco sulla base della forza di un cosiddetto “esperimento politico” che si proponeva come un sapiente mix di protagonismo dal basso e rapporto diretto con la tanto decantata “società civile”.

Purtroppo, il laboratorio politico presentato come slegato da potentati politici e da partiti si è presto rivelato succube dei maggiorenti del Nuovo Centrodestra ed il presunto protagonismo dal basso, che nel programma si cristallizzava addirittura con la proposta di consigli di quartiere, si è dissolto in una pratica amministrativa accentratrice e poco trasparente.

Villaggio Europa è uno dei pochi quartieri sopravissuti allo scempio urbanistico di Rende, un luogo in cui un mix sapiente di verde e spazi collettivi hanno costituito un modello residenziale virtuoso ed uno spazio sociale in cui i luoghi hanno assunto ed assumono ancora oggi la densa consistenza di relazioni sociali forti.

La Giunta rendese, baluardo di partecipazione democratica tanto decantata in campagna elettorale, ha deciso in gran segreto di far costruire nel quartiere una discoteca all’aperto, tenendo all’oscuro proprio gli abitanti di Villaggio Europa.

Non serve un fine urbanista per capire che è difficile conciliare gli orari, il traffico e i rumori di una grande discoteca all’aperto con un quartiere residenziale; anzi, può bastare anche un semplice avvocato, purché dotato della capacità d’ascolto dei propri cittadini.

Chiediamo al sindaco di aprire un confronto reale con il quartiere rivendendo l’iter decisionale, dando seguito alle promesse elettorali che prevedevano il protagonismo dal basso invece di ignorare quei cittadini che portano ragioni inoppugnabili sull’opportunità di preservare la natura residenziale della zona.

La corrispondenza tra la retorica elettorale e la prassi amministrativa dovrebbe essere un dovere etico per chi riceve un mandato elettorale, non sacrificabile, a maggior ragione, sulla pista da ballo di nessuna discoteca.

Francesco Saccomanno

Segretario provinciale Prc Cosenza

Comunicato stampa del Coordinamento dei Giovani Comunisti di Cosenza

isnardi-bigLA DIRIGENTE DEL FERMI “PRIMEGGIA” SULLE PROVE INVALSI!

Alcuni ragazzi delle seconde classi del liceo “Fermi” di Cosenza ci hanno raccontato di come ancora una volta la dirigente di quella scuola abbia assunto un comportamento aggressivo ed arrogante verso gli studenti che si rifiutavano martedì di svolgere le prove INVALSI.

Tra chi non è entrato e chi ha consegnato foglio bianco, la percentuale di studenti che non hanno svolto le prove è in quella scuola ben oltre il 90%! Nonostante ciò, la dirigente entrava nelle classi quella mattina provando ad intimidire con il suo autoritarismo e sbeffeggiando i ragazzi, dicendo loro che sarebbero stati istigati dai loro docenti!

E’ l’ennesima dimostrazione che riprova, se mai ce ne fosse bisogno, l’inadeguatezza di questa dirigente e le inaccettabili modalità con cui intende il suo ruolo.

Per giunta, è assolutamente paradossale e priva di qualsiasi valenza didattica – in controtendenza totale con il grande dibattito che si sta svolgendo nel Paese con la partecipazione di studenti, genitori e lavoratori della scuola – la volontà di proporre come “consigliato” per le future prime classi un testo di preparazione alle prove INVALSI di italiano. Si “consiglia” di acquistare un testo (in piena crisi economica ed in presenza di costanti indicazioni di riduzione della spesa per i libri scolastici) che vorrebbe “addestrarci” a mettere crocette! Un vero e proprio capolavoro di crescita culturale e di formazione di cittadini liberi e consapevoli.

A settembre boicotteremo, con volantinaggi davanti alla scuola ed alle librerie, l’acquisto di questi testi che, invece di diffondere cultura e saperi, veicolano strumenti di passivizzazione e subalternità.

Siamo sempre di più convinti, e non siamo i soli a sostenerlo, che i disinvolti atteggiamenti della preside Bilotta configurino esattamente l’emblema e il possibile (se non molto probabile!) risultato della distorsione del ruolo dei dirigenti scolastici cui si arriverà qualora dovesse essere approvato il Ddl sulla Buona scuola di Renzi: un peso abnorme, con poteri da sceriffi-padroni e la possibilità di assumere, decidere ed imporre modelli didattici e funzionali condizionati dai propri desiderata ed interessi.

Coordinamento Giovani Comunisti – Cosenza

Comunicato congiunto sulla situazione migranti

APPUNTAMENTO per un PRESIDIO DI SOLITARIETA’
VENERDI 24 ALLE 16:30 – COSENZA, PIAZZA XI SETTEMBRE 

Quasi usciopero-migranti-11-largen migliaio di persone morte nel canale di Sicilia. L’ennesima strage studiata e voluta dal sistema che impone a tutti  uno stato di cose che lucra ogni giorno sulle nostre vite. La squallida e macabra speculazione che costantemente viene fatta dai vari Salvini e dalle varie Santanchè sulle necessità di chi ricerca con ogni mezzo necessario migliori condizioni di vita, creando\alimentando una “guerra tra poveri” che fa bene solo a chi specula sulle nostre esistenze.

Le fasulle retoriche che i “democratici” portano avanti, i quali, dietro un buonismo di facciata, studiano soluzioni tecniche per tenere la “crisi umanitaria” lontana dagli occhi e lontano dal cuore. I responsabili di questa ennesima strage sono da ricercare tra gli stessi che quotidianamente ci sfruttano. L’Unione Europea (con BCE ed FMI) mentre da una parte tramite le politiche di austerità porta avanti un sistematico smantellamento del sistema di welfare attraverso di precarizzazione del lavoro e della vita, dall’altra delega, tramite pratiche militariste e repressive, alla prima frontiera europea del mediterraneo (l’Italia) la gestione del sacrosanto diritto di migrazione e fuga da contesti di guerra (sviluppati da mercenari spesso stipendiati e sempre armati dall’“occidente” stesso) e assoluta povertà (provocata dalle guerre di conquista e controllo diretto ed indiretto da parte delle “grandi potenze” capitaliste europee e transatlantiche per l’estensione dei domini di influenza, il controllo politico, lo sfruttamento delle risorse dei territori conquistati e lo sfruttamento della forze lavoro locali).

La costruzione ed ampliamento da parte dell’UE (tramite i regolamenti Dublino1\2\3) del dispositivo di governance che concretizza il concetto di fortezza (in questo caso europea) continente mira a rendere richiedenti asilo e rifugiati politici un mero esercito di forza lavoro sfruttabile e senza diritti. Ciò si concretizza attraverso prima di tutto il programma di militarizzazione del mediterraneo detto Frontex e soprattutto all’interno dei Paesi di primo approdo attraverso i CIE e CARA (veri e propri lager detentivi per migranti in attesa dello svolgimento delle pratiche da loro richieste) nei quali i\le migranti sono costretti per un periodo di tempo in attesa dei documenti di asilo politico, che formalmente dovrebbe essere breve ma che spesso si prolunga oltre ogni limite.

La fortezza Europa crea al suo stesso interno dinamiche di esclusione, infatti proprio tramite i regolamenti di Dublino è reso impossibile per chiunque sia arrivato in Europa con la prospettiva di non restare in Italia, andare in altri Paesi dell’UE se gli viene negata la richiesta d’asilo nel Paese di primo approdo. Inoltre, utilizzando la retorica dell’aiuto dei “paesi in via di sviluppo”, l’UE, tramite protocolli intenzionali come il PEV (politica europea di vicinato) altro non fa che gestire militarmente in modo indiretto i flussi migratori, delegando (=finanziando) ai Paesi di partenza il trattenimento forzato di quanti vogliono avere il diritto di fuggire da realtà invivibili. Le forze politiche nostrane tutte (il PD e la Lega altro non sono espressioni falsamente opposte di uno stesso sistema di sfruttamento) tramite retoriche che vanno dal pietismo al becero fascismo, si fanno braccio fattivo ed armato delle logiche politiche che ispirano la gestione europea dei flussi migratori.

Sui livelli territoriali non si può non dare stretta responsabilità su una gestione malata e finalizzata anche in questo caso al profitto di pochi (ricordiamo il caso mafia capitale), sul mantenimento di un dispositivo detentivo\repressivo che contribuisce alla creazione del migrante come marginalità prive di dignità costruendo le dinamiche di criminalizzazione cavalcate poi dalla feccia fascista e dalle “nuove” estreme destre, che trova ampio spazio e quindi riconoscimento nei media mainstream, manifestando e costruendo un falso stato di emergenza che crea appunto una dinamica di scontro tra chi vive, su livelli diversi, i vari gradi dello sfruttamento contemporaneo.

Quanto scritto sopra assume una chiara dimensione di classe. Anche su questa tematica infatti l’elemento economico diventa discriminante sviluppando un processo di inclusione differenziale classificando tra migranti di serie A (quelli in grado di importare\esportare “importanti” quantità di ricchezza) e quelli di serie Z (coloro che fuggono da guerre e povertà e che comunque in realtà reggono gran parte dei “nostri” sistemi economici).

Oggi più che mai, a 70 anni dalla resistenza e dalla liberazione dal nazi-fascismo (che come al solito sarà anche quest’anno cavalcata da chi ogni giorno tradisce la memoria di quel processo radicale di liberazione dalle dinamiche totalitarie ed oppressive), si ripropone il problema dell’antifascismo, dell’antirazzismo e della creazione di dinamiche solidali dal basso che creino condizioni reali e condivise per vivere in modo effettivo e quotidiano ogni spazio urbano, superando le assurde ed idiote distinzioni che ci vengono quotidianamente propinate tramite retoriche finalizzate a creare timore dell’alterità.

Oggi più che mai vogliamo che si aprano le frontiere dell’Europa non più alla mera circolazione di merci, finalizzata quest’ultima alla creazione esclusiva di profitto, ma alla libera circolazione di quanti pretendono condizioni di vita migliori. Oggi più che mai vogliamo reddito, diritti e dignità per tutti. Oggi più che mai abbiamo il dovere di resistere a chi ci sfrutta, umilia e divide in ogni parte del mondo.

Cosenza Meticcia
Centro Sociale Rialzo
Collettivo Autonomo Studentesco
Cosenza Collettivo Autonomo ControVerso
Prendocasa Cosenza Giovani Comunisti/e – Cosenza
Prc Cosenza

Informazione, incontri e delibere consiliari contro il TTIP

No-TTIPLa Federazione provinciale del Prc di Cosenza ha aderito alla campagna internazionale contro i negoziati segreti avviati tra l’UE e gli USA, sin dal giugno 2013, per la realizzazione di un Partenariato Trans-Atlantico su commercio e investimenti, meglio noto con l’acronimo TTIP.

Difatti, in occasione della giornata di mobilitazione contro il TTIP, svoltasi sabato 18 aprile, si sono tenute diverse riunioni ed incontri dei circoli del Prc e si è deciso di presentare una proposta di mozione-delibera consiliare, attraverso i nostri consiglieri comunali, i segretari dei circoli ed i compagni ed attivisti di movimenti e di realtà della sinistra nonché inviando direttamente la richiesta ai sindaci nei restanti comuni, per far si che più consigli comunali della nostra provincia si esprimano in materia.

In effetti, attraverso il grimaldello di un accordo internazionale, si profila l’ennesimo restringimento di spazi democratici e di diritti fondamentali, quali la sostenibilità ambientale e la tutela della salute, compiuto a vantaggio delle grandi multinazionali e dell’economia finanziaria globale ed a discapito della gran parte dei cittadini, delle piccole e medie imprese e dei piccoli artigiani ed agricoltori che, soprattutto nel nostro paese, mandano avanti la nostra economia spesso a costo di grandi sacrifici, data la congiuntura, mantenendo degli elevati standard qualitativi e soprattutto di sicurezza sanitaria ed ambientale.

Ora il TTIP ed i suoi “segretissimi” negoziati sembrano andare nella direzione di realizzare una totale “deregulation” che potrà causare in Europa (è l’opinione di illustri economisti!), per via dell’armonizzazione di normative e standard produttivi, un rischio reale di cedimento di tutele ambientali e sociali, così come un disastro economico per i tanti produttori agricoli, soprattutto italiani, non più competitivi a causa dell’importazione di agroalimentare a basso costo.

Per questo abbiamo deciso di rivolgerci ai primi cittadini ed ai rappresentanti degli Enti comunali, le Istituzioni più prossime ai bisogni di tutti i cittadini, con la richiesta di voler portare in discussione alla prossima seduta utile del loro Consiglio una proposta di delibera, elaborata dal comitato nazionale contro il TTIP, il cui scopo principale è portare all’attenzione dei cittadini questa trattativa in corso tra pochi intimi, nel silenzio totale della gran parte dei mass media, sebbene le conseguenze incideranno sul futuro di ognuno di noi.

Inoltre, proprio per allargare il fronte democratico contro tali trattati segreti, nei prossimi giorni ci faremo promotori dell’organizzazione e della costituzione di un comitato largo ed aperto di associazioni, comitati, movimenti e forze politiche che intendono coordinarsi ed impegnarsi nella nostra provincia per sostenere insieme questa battaglia di democrazia.

Francesco Saccomanno,

Segretario Provinciale PRC Cosenza

Eleonora Forenza a Montalto Uffugo

La compagna di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, europarlamentare eletta nelle liste di L’altra Europa con Tsipras, ha incontrato i comitati di Montalto Uffugo che si battono per una soluzione del problema dell’elettrodotto ad alta tensione costruito a pochi metri dalle abitazioni nelle frazioni di Pianette e Lucchetta.
Insieme a lei il segretario provinciale di rifondazione comunista Francesco Saccomanno, il consigliere regionale Mimmo Talarico, il dott Ferdinando Laghi e i rappresentanti dei comitati tra cui Emanuele Lupo e Aldo Perri. Di seguito un pezzo dell’intervento di Eleonora Forenza durante l’incontro.

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<<La cosa che ho visto è che il nostro mezzogiorno, il sud italia è ormai veramente ridotto a una discarica, è ridotto a un luogo colonizzato da strutture come quelle che antepongono il profitto alla salute delle persone. Se io dovessi nominare che cos’è oggi la questione meridionale, è esattamente questo intreccio  tra questione ambientale e questione sociale, è esattamente la prevalenza del profitto sulla salute delle persone. La seconda cosa che voglio dire è che non è un caso, secondo me, che a livello europeo la commissione ambiente e commissione salute siano un’unica commissione; perché l’intreccio tra la salute delle persone e la questione ambientale è un intreccio evidentissimo. Allora qui stiamo parlando esattamente di questo, stiamo parlando appunto di un principio di precauzione che deve anteporre la salute delle persone alla speculazione e ai profitti.>>