X Congresso provinciale del PRC di Cosenza

Si è venerdì 17 marzo il X Congresso provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Cosenza. Dopo la fase degli appuntamenti territoriali, con oltre quaranta congressi di Circolo nella provincia, si è chiusa anche questo secondo momento.

Dopo l’apprezzata relazione del segretario provinciale Francesco Saccomanno, i lavori sono proseguiti con i numerosi e qualificati interventi di saluto degli ospiti, dalle altre forze politiche della Sinistra d’alternativa (Sinistra Italiana, Possibile, Altra Europa), ad organizzazioni sindacali (la Camera del Lavoro di Cosenza, la FLC, la Fiom), alle associazioni ed ai movimenti sociali ed ambientalisti, per i beni comuni, per i diritti civili, la solidarietà ai migranti, la lotta alla povertà ed all’esclusione sociale, la difesa della democrazia e della Costituzione.

A seguire il ricco ed articolato dibattito tra i delegati dei circoli zonali, che si è svolto sulle questioni relative alla vita politica e sociale del Paese e della regione e sui documenti congressuali, impegnati a determinare la linea politica e le pratiche del Partito.

Ha chiuso la lunga ed appassionata discussione la relazione finale del segretario nazionale Paolo Ferrero, che ha puntato sulle quattro priorità che il corpo del Partito deve affrontare e mandare avanti nell’immediato futuro. L’unità della Sinistra politica e sociale antiliberista, in forma autonoma ed alternativa al PD, con un processo che sia contemporaneamente “dall’alto e dal basso”, tra le forze politiche disponibili a questo percorso e con le forze sociali che conducono importanti battaglie nei territori. La ferma e determinata opposizione alle due destre, quella razzista e fascistoide e quella liberista del PD, renziano e non, entrambe parimenti ed irriducibilmente avversarie. La riorganizzazione e la crescita del Partito, giudicando fondamentale l’esistenza di un’organizzazione politica che abbia un orizzonte ideologico e culturale comunista all’interno dell’aggregazione di una più vasta Sinistra d’alternativa. La crescita e la ricerca della ricomposizione dei conflitti sociali, vero lievito per la democrazia ed il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari.

Particolare interesse ha suscitato nel dibattito la resa dei governi liberisti PD/NCD sulla vicenda dei voucher, elemento importante del fallimentare jobs act e giudicati indispensabili solo poche settimane fa da queste forze, oggi sacrificati da chi li aveva tanto osannati per paura di un’altra clamorosa sconfitta popolare nel referendum, come quella pesantissima del 4 dicembre.

Alla fine del dibattito sono stati eletti i nuovi organismi direttivi ed i delegati al congresso regionale ed a quello nazionale, che si terrà a Spoleto dal 31 marzo al 2 aprile. Riconfermato all’unanimità Francesco Saccomanno a segretario provinciale.

Pino Scarpelli

Presidente del X Congresso provinciale del PRC di Cosenza – Segretario regionale del Prc

8 marzo giornata di lotta globale

Le compagne del Prc della Calabria aderiscono e partecipano allo sciopero ed alle manifestazioni che si terranno in Calabria per l’8 marzo (riportate in calce) e rilanciano, condividendolo in toto, il comunicato stampa della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista.
#LottoMarzo #NonUnaDiMeno #LottoMarzoinCalabria #RifoxLottoMarzo
PRC: domani straordinaria giornata di lotta globale!

PARTECIPIAMO TUTTE E TUTTI ALLO SCIOPERO E ALLE MANIFESTAZIONI

L’8 marzo sarà quest’anno una straordinaria giornata di lotta globale.

Lo sciopero delle donne coinvolge 40 paesi, denuncia le discriminazioni, lo sfruttamento e la violenza che le donne vivono in ogni ambito, dalla dimensione privata ai luoghi di lavoro allo spazio pubblico.

Denuncia il sessismo e il dominio maschile come fondamento di tutte le forme di dominio, sfruttamento, diseguaglianza che la storia ha conosciuto.

Il piano femminista contro la violenza elaborato nelle tappe di costruzione della giornata dell’8 marzo vuole contrastare la violenza maschile contro le donne, la precarietà del lavoro e della vita, la distruzione del welfare, le politiche securitarie contro i migranti, l’attacco alla autodeterminazione e fa delle donne non solo le destinatarie di diritti – che la crisi determinata dalle politiche liberiste distrugge – ma la soggettività che afferma una altra idea di mondo, di economia, di relazioni.

Rifondazione Comunista ribadisce la propria adesione allo sciopero, e invita le compagne e i compagni a partecipare alle tantissime forme di manifestazione che avranno luogo nelle città d’Italia e del mondo.

La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

EVENTI in calabria

-Crotone Agorà pubblica in piazza della Resistenza a partire dalle ore 10,00 –
https://www.facebook.com/events/194554541029620/?__mref=message_bubble

– #Nonunadimeno Cosenza siamo tutt* pront*. Università della Calabria Ore 11.00 Corteo Ponte P. Bucci – Piazza Vermicelli (Teatro Auditorium Unical) – Ore 11.30 Reading e performance a Piazza Vermicelli
Pomeriggio e fino a sera #NonUnaDiMeno a Cosenza Ore 17: Corteo da Piazza dei Bruzi fino a Piazza Kennedy. Qui, fino a sera performance artistiche, musicali, canore, reading teatrali, installazioni.https://www.facebook.com/events/1159607157483801/

– Reggio Calabria 8 marzo Sciopero Globale DELLE DONNE #NonUnaDiMeno RC ORE 9,00/11,00 :: P.ZZA ITALIA :: PRESIDIO INFORMATIVO (volantinaggio e invito alla Manifestazione del pomeriggio) – ORE 17,30/20,30 :: P.ZZA ITALIA :: MANIFESTAZIONE (informazione, reading e performance artistiche)
https://www.facebook.com/events/417445991930751/

 

Giovani Comunisti/e contro il contributo-truffa

fermi-csIn questi anni di tagli scientifici e lineari contro l’Istruzione pubblica non di rado il contributo volontario, spesso introito indispensabile per far quadrare i conti nelle scuole, viene fatto passare per obbligatorio, tramutandosi in vera e propria truffa ai danni degli studenti e delle famiglie. «Il contributo volontario, detraibile Legge n. 40/2007 (Decreto Bersani) art. 13, è indispensabile per il miglioramento dell’offerta formativa e della qualità del servizio offerti dalle istituzioni scolastiche e in questa congiuntura economica nessun istituto è nelle condizioni di poterne fare a meno» così recita il comunicato di un Liceo del centro Italia sul suo sito. C’è però anche chi, sapendo perfettamente che non si può obbligare al pagamento, mette le mani avanti: «E’ opportuno ricordare che il versamento da parte delle famiglie del contributo in oggetto non essendo stabilito da norma di legge non è obbligatorio, ma è atto volontario da parte delle famiglie stesse». Le scuole però, nonostante le proteste e le successive polemiche, continuano a richiederlo ogni anno.

Nel 2013 ci provò la circolare Stellacci in cui, a seguito delle enormi segnalazioni su abusi e irregolarità, si ricordava il principio dell’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione previsto dall’articolo 34 della Costituzione. «Nessuna ulteriore capacità impositiva viene riconosciuta dall’ordinamento a favore delle istituzioni scolastiche, pur potendo deliberare la richiesta alle famiglie di contributi di natura volontaria, non trovano però in nessuna norma la fonte di un vero e proprio potere di imposizione che legittimi la pretesa di un versamento obbligatorio di tali contributi», specifica la circolare. Riteniamo fondamentale, per l’ennesima volta, denunciare queste richieste indebite che nelle scuole spesso assumono i toni della minaccia, del ricatto e dell’emarginazione degli studenti da alcuni attività, ben sapendo però che spesso il contributo volontario viene usato per sostenere le spese di gestione e le attività integrative degli studenti: dalle fotocopie, ai progetti integrativi, al funzionamento dei laboratori, spese rese ormai quasi impossibili da sostenere a causa dei tagli della spesa pubblica. La ricetta ci pare ovvia: si torni ad investire nella scuola pubblica, si torni a pensare all’istruzione e alla cultura come beni primari per far ripartire il Paese.

Stefano Vento- Coordinatore Giovani Comunisti/e

Federazione di Cosenza

Politiche del lavoro vero non privilegi ai garantiti o, peggio, ai pensionati!

costit-italiana-1Cosenza, lì 21 Febbraio 2017

Negli ultimi anni diversi, articolati e mirati interventi politici e legislativi, favoriti e alimentati da una diffusa quanto indimostrata ed indimostrabile convinzione circa gli sprechi del “pubblico” (che pure c’erano e ci sono e si possono ben affrontare con la trasparenza e la partecipazione!), hanno prodotto un devastante assalto destrutturante della cosa pubblica i cui risultati sono chiari ed incontestabili.

Dai processi di privatizzazione delle aziende partecipate e dei servizi pubblici locali a quelli di eliminazione dei servizi fondamentali garantiti da diversi Enti – le Comunità Montane e, addirittura, le Province previste nella Costituzione – dal blocco delle assunzioni in tutti i settori pubblici al taglio dei fondi alla scuola pubblica, alle Università, ai fondi per il sociale, al sistema degli Enti locali e delle sanità regionali e, per finire, al tentativo di deformazione della Costituzione, per fortuna sonoramente bocciato dal popolo italiano.

Abbiamo assistito, di fatto, ad una progressiva trasformazione dei servizi pubblici attraverso esternalizzazioni, finanziarizzazioni ed appalti che hanno prodotto una decadenza della loro qualità e delle condizioni di vita dei lavoratori addetti alla loro erogazione insieme a sacche di malaffare e di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e fra gli stessi amministratori.

Il fenomeno che ci preoccupa e che vogliamo oggi denunciare con forza è l’utilizzo nelle amministrazioni pubbliche e negli enti locali, solo per favorire amici degli amici e stabilizzare clientele, della contrattualizzazione di figure professionali a scavalco e persino, in spregio a diverse normative vigenti chiarite anche da un apposita Circolare ministeriale del 2015, di pensionati della stessa pubblica amministrazione.

Oltre all’utilizzo dei segretari comunali, dei tecnici e dei ragionieri-contabili con assunzioni a scavalco in diversi e più comuni ed enti, i casi emblematici recenti di un dipendente di un comune della Presila andato in pensione e subito assunto in un ente limitrofo, quello di un professionista di una Azienda sanitaria di 72 anni di cui si sono occupate le cronache e quello di un comune del Savuto che utilizza contabili esterni pur avendo professionalità tra il personale lsu/lpu dipendente, più che per le vicende personali ci parlano di una degenerazione che va fermata con la forza e la determinazione del controllo popolare, della partecipazione democratica e della necessaria ed inderogabile rivendicazione del lavoro per i giovani disoccupati e/o precari.

Difatti, tali azioni finiscono per alimentare incrostazioni e per mortificare i lavoratori precari della pubblica amministrazione e quanti potenzialmente potrebbero essere stabilizzati e/o assunti per far funzionare, nell’esclusivo interesse collettivo, la res pubblica. Rispetto a queste pratiche che favoriscono solo privilegi per pochi, sarebbe quanto mai necessario varare un vero e proprio piano straordinario di assunzioni, al fine di favorire un ricambio generazionale in quella che è considerata da tanti una delle pubbliche amministrazioni più vecchie d’Europa. Stiamo organizzando dei centri di ascolto sul territorio regionale: ai giovani, ai precari, ai disoccupati garantiamo il nostro impegno per lottare con forza contro i “ladri di lavoro”.

“L’Italia è – per fortuna ed ancora – una repubblica democratica fondata sul Lavoro”: dopo aver difeso con il popolo la Costituzione, ora ne chiediamo una puntuale applicazione.

Francesco Saccomanno,

segretario Provinciale di Rifondazione Comunista di Cosenza

L’ architetto-sindaco Occhiuto e la cementificazione della città

COSENZA, lì 20 Febbraio 2017

piazza-bilottiDomani Mario Occhiuto illustrerà la sua idea di città. L’annuncio in pompa magna di uno stadio nuovo e adesso i molti passi indietro sulla metropolitana leggera, ci raccontano del tentativo di utilizzare il mattone come “arma di distrazione di massa” dopo l’inchiesta su piazza Bilotti.

In questi mesi, chi ha lavorato materialmente alla piazza non ha ricevuto la retribuzione dovuta (pur lavorando anche di sabato, domenica ed al di là del consueto orario giornaliero) e il Comune di Cosenza, che aveva sottoscritto un accordo con i sindacati in data 21 Novembre 2016, invece di retribuire direttamente i lavoratori, rivalendosi sull’imprenditore come previsto espressamente dal codice degli appalti, ha fatto finta di nulla.

Un ottimo regalo all’imprenditore “modello” Barbieri ed alle ditte subappaltanti, a scapito dei tanti lavoratori impegnati nei lavori dell’opera e delle zone limitrofe. Come Rifondazione Comunista ci chiediamo anche come sia possibile che il Prefetto ancora non si sia fatto carico delle mancanze comunali, obbligando il rispetto degli accordi fra le parti. Ma si sa, quando ci sono semplici operai per il mezzo vengono prima molte altre priorità e ben più rilevanti interessi devono essere salvaguardati.

Questo modello di gestione delle opere pubbliche in cui percepisce soldi solo l’imprenditore che non paga poi gli operai, è evidentemente molto allettante per tanti speculatori. Occhiuto, all’indomani dell’inchiesta di piazza Bilotti, si inventa uno stadio nuovo che probabilmente verrà regalato a qualche privato. Tutto questo mentre la piscina costruita vicina al parco fluviale risulta incredibilmente incompiuta e abbandonata, mentre il palazzetto di Casali risulta anch’esso abbandonato. Può anche darsi che il San Vito abbia bisogno di una revisione, ma a che prezzo? E lo sport nel resto della città? Non si dovrebbe mettere prima mano alle tante strutture abbandonate ma necessarie per l’accesso di tutti e tutte alle attività sportive? E le realtà che fanno sport nell’area del San Vito perché non sono state coinvolte? Che fine faranno? Tutte domande inopportune per la tracotante voglia di mattone.

Infine, il sindaco “no Metro” sembra abbia cambiato idea. Parafrasando un famoso motto antipotere, Occhiuto potrebbe dire ai suoi contestatori che “una colata di cemento vi seppellirà”. In barba ai problemi della mobilità e dei servizi sociali, del lavoro e della salute, all’incapacità di gestire appalti e controllare i cantieri il nostro sindaco, rimangiandosi una parte del suo programma elettorale, usa il mattone come panacea di tutti i mali, usa la malattia come se fosse la cura.

Domani ci illustrerà la sua idea di città che, siamo certi, piacerà molto a tanti palazzinari ed anche ai tanti clientes, yes-man, dirigenti devoti e fedeli di cui il Sindaco ama circondarsi.

Francesco Campolongo

Segretario Circolo “Gullo-Mazzotta” – Partito della Rifondazione Comunista Cosenza

2 giugno, festa della Repubblica a Paola, incontri e dibattiti su Costituzione diritti e storia

2ggI valori della Repubblica Italiana: la nostra storia, il nostro futuro. In occasione della Festa della Repubblica del prossimo 2 giugno il circolo locale del Partito della Rifondazione Comunista organizza un pubblico incontro per capire meglio la storia del movimento comunista che ha connotato la nascita della Repubblica Italiana, sorta dalle ceneri del totalitarismo fascista e dal sangue della resistenza. Il dibattito si terrà presso la gelateria – caffetteria Conte, in prossimità alla centralissima Piazza del Popolo, a partire dalle ore 11:00. Fra gli interventi programmati è previsto un mélange che coinvolgerà persone con diverse età anagrafiche, in modo da garantire una riflessione documentata ed una proiezione sul futuro prossimo. Durante l’iniziativa saranno peraltro raccolte le firme per sostenere i referendum abrogativi ambientali, sociali ed in opposizione alla legge elettorale “Italicum”, la quale non rispecchia minimamente il tessuto sociale italiano, giacché non proporzionale. Sarà inoltre possibile sottoscrivere i moduli per il referendum popolare oppositivo alla revisione costituzionale Boschi-Renzi e la petizione nazionale per dare seguito al referendum del 2011, allorquando milioni di italiani si pronunziarono a favore dell’acqua pubblica. La popolazione tutta è invitata a partecipare.

Rifondazione Comunista-Paola

Referendum, le ragioni del SI

Logo_fermaletrivelle_coloreIl consiglio dei ministri dell’11 febbraio ha deciso la data del referendum abrogativo promosso dal movimento “No Triv”, alle cui battaglie e costruzione Rifondazione Comunista ha fornito supporto ed intelligenze.

La data fissata è il 17 aprile. Al di là dai punti di vista che potrebbero accompagnare le congetture cerebrali riguardo al numero 17, va purtroppo presa in considerazione la difficoltà che incombe sulla validazione stessa dell’istituto referendario in questione. L’articolo 75 della costituzione antifascista e repubblicana prevede che il referendum abrogativo di una legge, o parte di essa, può assurgere al ruolo di fonte del diritto soltanto se si reca a votare il 51% del corpo elettorale italiano. Una cifra alquanto difficile da raggiungere in un periodo di disaffezione politica come quella in cui ci troviamo in questo dato periodo storico. Difatti dagli anni quaranta dello scorso secolo la popolazione italiana che ha capacità giuridica è aumentata parecchio sotto il profilo numerico. Appare viceversa diminuita da qualche decennio l’intraprendenza dei singoli ad agglomerarsi in gruppi portatori di interessi politici. Il numero dei tesserati delle varie formazioni partitiche hanno da tempo registrato la fine dei partiti di massa, ed anche nei comitati e movimenti di scopo, la situazione non sembra essere migliore rispetto ai flussi di idee e persone registratisi nei decenni passati.

Nella decisione adottata dal consiglio dei ministri sulla data delle elezioni emerge tutta la paura di una classe dirigente, paralizzata rispetto a ciò che l’incertezza delle urne avrebbe potuto rappresentare qualora fosse stata adottata la decisione di accorpare le elezioni amministrative, o quantomeno i ballottaggi nei sistemi a doppio turno, col referendum abrogativo. La spinta derivante dalle esperienze maturate in seguito ai referendum abrogativi vinti sulla questione acqua e nucleare hanno destato i potentati vari, che evidentemente non hanno voglia alcuna di correre il rischio di vedersi spiazzare da un simile intervento da parte dell’elettorato. La casta si chiude a riccio su se stessa, ed è disposta a spendere (stando a quanto riportato da varie notizie) circa 360 milioni di euro(!) per le consultazioni referendarie di metà aprile, pur di non correre il rischio del raggiungimento del quorum. Un governo quindi sicuramente tacciabile quale sprecone, ma anche strumentale rispetto al mantenimento dello status quo, in difesa del modello economico che determina le gioie ed i dolori di milioni di persone, in rapporto all’aumento o meno della produzione. Com’è risaputo per incrementare la produzione è fondamentale accaparrarsi materie prime utili a fornire energia. Nel corso dei secoli le spinte colonialiste si sono mosse in questa direzione, cercando di ammortare i costi energetici utili a rendere più competitivi i prodotti finiti sul mercato. Così il mercato ha inglobato fra le materie prime anche l’uomo, alienato ad ingranaggio produttivo, su cui si è perpetrato lo sfruttamento che noi comunisti (ma non solo) denunciamo da tempo. Basti pensare alla posizione ove le fabbriche sono state da sempre allocate: in prossimità di fiumi o boschi, in modo da poter celermente appropinquarsi d’energia idraulica o derivante dalla combustione. Ad oggi è conoscenza di dominio pubblico l’importanza del petrolio quale elemento fondamentale alla produzione. Fonte energetica che non a caso viene denominata comunemente ‹‹oro nero››. Non è una combinazione quindi se in molteplici zone dello Stivale siano concentrati gli interessi degli attori invischiati in questo modello economico basantesi sullo sfruttamento. In codesto caso delle trivellazioni viene ad essere sfruttato direttamente l’ambiente, e con esso, – sin a prova contraria-, le persone, le quali vivono e dipendono dall’ambiente. Gli interessi monetari che girano attorno la ‹‹melma nera›› derivante da milioni di anni di sedimentazioni fra resti animali e vegetali, sono più che mai propensi a svuotare i pozzi di tutto il mondo, senza preoccuparsi delle relazioni sentimentali ed umane che vengono a stringersi fra persone e luoghi. Coloro i quali ragionano in questa direzione non riescono neppure a comprendere la possibilità che possa esserci qualcosa non monetizzabile. Da qui le trivellazioni nei mari, nei boschi ed in ogni dove.

Il governo Renzi è talmente preoccupato a salvaguardare gli interessi delle classi sociali di cui è chiamato a tutelare gli interessi che ha ben pensato, insieme al ministro Boschi, di inserire nella legge costituzionale la riforma anche dell’articolo 117, allorquando al secondo comma, lettera v, specifica fra le materie di competenza legislativa esclusiva dello stato la “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia”. Questo significa che le regioni potranno poco o nulla rispetto la stessa “tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, ambiente ed ecosistema” quali materie specificatamente attribuite allo stato dall’articolo 117, secondo comma lettera s, legge costituzionale Boschi – Renzi-. Bisogna cogliere in questa decisione governativa suffragata da più del 50% nelle votazioni sul progetto di legge costituzionale raccolte al senato della repubblica, una chiara impostazione verticistica che allontana il corpo decisionale dall’elettorato e dalla popolazione più in generale. Difatti le regioni fra gli altri compiti assolvono proprio quello di rendere più presenti e vicine le istituzioni alle realtà su cui incidono le disposizioni legislative prodotte. Incamerando la materia energetica nelle competenze esclusive dello stato si opera uno strappo deciso, in cui si deve intendere la volontà delle forze politiche governative, di decidere dall’alto. Né va sottaciuto che il Partito democratico ha il proprio segretario alla presidenza del consiglio dei ministri, fautore principale di quest’ulteriore strappo di natura autoritaria. Riguardo agli interessi ambientali, innanzi la tutela della salute e delle tante prerogative normative di natura programmatica contenute nel testo costituzionale, gli attori politici operano scelte conservatrici. In un territorio con alta densità monumentale, abitativo – ricreativa com’è l’Italia, tutto ciò assume connotati negativi qualora si arrivi alla scoperta di giacimenti di gas e/o petrolio. Gli alti rischi per la salubrità ambientale non appaiono minimamente ripagati dalle pur basse royalties pagate dalle compagnie private che si occupano dell’estrazione.

Benché l’importanza della tematica di fondo, e nonostante ci si dovrà comunque esprime in opposizione alla legge costituzione che sarà sottoposta a referendum popolare nei prossimi mesi, ci sarà da qui e nelle prossime giornate parecchio lavoro da fare. A giocare contro al tanto agognato raggiungimento del quorum è oltremodo la già richiamata passività sociale italiana. La pervasione del lavoro salariato dipendente da circostanze mutevoli da persona a persona, hanno alimentato le quote riservate alle speranze rivolte a torto nella dea bendata. L’isolazionismo della lotta per la salvaguardia di taluni interessi è avvertita come faccenda privata. La società individualistica attuale tende raramente a sposare i problemi che non la riguardano direttamente. Serve quindi creare tendenza rispetto la problematica delle trivellazioni, facendo avvertire i rischi concreti non soltanto alle popolazioni delle regioni per ora interessate dal problema, ma elevare il problema ad interesse generale. La massa può quindi costituirsi se accomunata da un comune scopo. Questo l’arduo compito di Rifondazione Comunista e delle intelligenze che supportano gli interessi collettivisti per la tutela dei beni comuni. Anche se impari giocheremo la partita sino in fondo, affinché attraverso iniziative sul tema si coinvolga quanta più gente possibile. Da qui l’invito a prodigarsi in ogni territorio al fine di organizzare dibattiti e manifestazioni, a cui come gruppo dirigente forniamo il nostro impegno e le nostre conoscenze.

Emanuele Carnevale,
segr. Circolo di Paola PRC – segreteria PRC Federazione Cosenza